Benni Stefano — Il bar sotto il mare


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STEFANO BENNI

IL BAR SOTTO IL MARE



Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano
Prima edizione ne I Narratori ottobre 1987
Prima edizione nell Uni
versale Economica giugno 1989
Ventiduesima ediz
ione gennaio 1997



IL MARE...........................................................................................1
PROLOGO....................................................................................................................5
UOMO COL CAPPELLO.......................................6
L’
O MATTO..............................................................................6
O CON LA GARDENIA........................................9
O DI FRANCIA...............................................................9
RO.......................................................................19
SICIO..............................................................................................19
L MARINAIO.........................................................................20
MATU - MALOA....................................................................................................20
MBINO SERIO..............................................................32
IL DITTATORE E IL BI
ITATORE.......................................................32
...............................34
RINA COL CAPPELLO....................................40
O..............................................................................40
DEL NANO..................................................................................43
IL MARZIANO I
NNAMORATO.............................................................................43
ISIBILE........................................................49
A............................................................................................................49
UOMO CON CICATRICE...............................................51
CRAWL........................................................................................51
NTELLO..............................................55
OLERON................................................................................................................55
L BARISTA............................................................................73
LA TRAVERSATA DE
CHIALI NERI...............................75
LA STORIA DI PRONTO SO
AUTY CASE..................................75
LLA SIRENA..........................................................................81
................................................................................................................81
A VECCHI
PRISCILLA MAPPLE E IL
II C..............................................82
O ROSSO................................92
LORENZO...................................................92
CIUFFO.............................................96
MAGICA.......................................................................................96
L CUOCO...............................................................................98
ITORE DI
DI KULALA..........................................................................106
ZO COL CIUFFO................................................108
AUTOGRILL HORROR (Un posto cald
o, pulito, illuminato bene)....................108
NERO.........................................112
...........................................................................................112
UOMO COL CAPPELLO...................................113
NDOR..........................................................113
A...................................................................117
ARTURO PERPLESSO DAVANTI ALLA
CASA ABBANDONATA SUL MARE117
OSPITE...........................................................122
1. Il primo uomo col cappello; 2. Il s
econdo uomo col cappello; 3. Il terzo uomo
e l’altra metà a credere in
Camminavo una notte in riva al mare di
Brigantes, dove le case sembrano navi
a e nei vapori marini, e il vento dà ai rami degli
oleandri lente movenze di alga.
Non so dire se cercassi qualcosa, o se fossi inseguito: ricordo che erano tempi
difficili ma io ero, per qualc
Improvvisamente dal sipario del buio uscì un
vecchio elegante, vestito di nero, con
e passandomi vicino si inchinò leggermente. Mi misi a
seguirlo incuriosito. Andavo
sembrava che procedesse volando a un pa
lmo da terra, e i suoi piedi non facevano
rumore sul legno umido del molo.
Il vecchio si fermò un attimo, tracciando in
aria gesti con cui se
mbrava calcolare la
Ma il vecchio non mi ascoltò, in breve tem
dopo scomparve.
Senza indugiare, vestito com’ero, mi tu
ffai. L’acqua era gelida, e sul fondale
con mia grande meraviglia vidi, sosp
luminosa con la scritta “Bar”. Verso di e
nquillamente, camminando
come un palombaro, il vecchio della gard
verso quell’insegna che illuminava l’acqua di azzurro.
nautili, con una porta di legno. La porta
mi tese la mano. Non fece altro che tirarmi
dentro di colpo e mi ritrovai in un bar acc
ogliente, luminoso e pie
arredato con mobili di stile diverso, alcuni
di antico gusto marinaro, altri esotici, altri
decisamente moderni. Il banc
one sembrava la fiancata di una nave, tanto era lucido e
imponente. Sopra lo schieramento delle bottig
si potevano ammirare candelabr
i di corallo e branchi di pe
e chiacchieravano come in qualsiasi bar di
disegno di copertina, formavano il gruppo pi
Il barista mi fece segno di avvicinarmi.
Aveva un’espressione ironica e il suo volto
vino e mi appuntò una gardenia all’occhiello.
perché questa è la notte in cui ognuno dei presenti racconterà una storia.
LADIMIR
AJAKOVSKIJ
e si chiama Sompazzo ed è
balordo. Disse che lo si
poteva capire da tre segni:
avano sopra il paese, erano passate ma in treno. Il
capostazione ne aveva visti due vagoni pieni;
erano sugli alberi erano dell’anno prima;
le ossa dei vecchi non facevano male. In
compenso tutti i bambini avevano la gotta
e le bambine i reumatismi.
Nonno Celso disse che ne avremmo viste di belle.
tarono in una sola
mattina. Si sentì un rumore come
ombrello, ed eccole tutte
Dagli alberi cominciò a
cadere il polline a mu
arrivò un’epidemia di allergie stranissime:
ad alcuni si gonfiava il naso, ad altri
spuntava una maniglia. La frutta maturava
di colpo: ti addormentavi sotto un albero
coperto di marmellata.
Poi toccò alla pioggia dare i numeri. Piove
va solo un’ora al giorno, ma sempre
nello stesso punto: sulla casa del sindaco
. Poi la nuvolona si metteva a passeggiare
incendiava con un fulminino. Poi venne
un vento profumato e afrodisiaco. Quando
soffiava, la gente si imbirriva e correva ne
coppia sorpresa a por
cellare in sagrestia,
prese una folata in faccia e lo trovarono in
Ad aprile ecco di colpo l’estate. Quaran
giorni era cotto. Raccogliemmo duecento quintali di sfilatini di pane. Faceva così
toccava far la doccia
insieme alla trota.
cappelli di paglia, ma il sole
incendiava anche quelli, e allora ci mettem
mo dei cappelli di zinco e lamierino, e
venne l’esercito a controllare perché un ri
cognitore aereo aveva
c’era stata una invasione di marziani.
Subito dopo cominciò a grandinare. Ogni vo
me una forma di parmigiano,
con dentro un corvo ben
Tornò un caldo da Africa. La gente dormiva pe
quattro e dopo quell’estate si
comprò un grattacielo a Montecarlo.
. Ne caddero due, una nel giardino della
scuola e una a Rovasio. Le altre sembravano
attaccate con la colla e non c’era verso
era matura ma era sa
lata, giuro, salata
come un’aringa e il vino di quell’anno er
temperatura tornò mite e a novembre arrivarono,
in ritardo, le rondini. Uno sciame di
nove milioni. Nessuno usciva più di casa, c’era un vocìo a diecimila decibel. Le
rondini se ne andarono e arrivarono le
cicogne. Sganciarono giù sessanta bambini
L’unico che camminava
tranquillo era Enea che aveva il naso lungo
ventotto centimetri. Giravamo tutti con un
ci sbagliavamo di casa e non era poi male,
perché c’erano sempre de
erano i camion che passavano in mezzo al paese ai
mionisti la nebbia non è un
problema. Bisognò fare dei
di costruire un bel muro in mezzo alla stra
da e camionisti non se ne
Ed ecco che venne l’inverno e subito nevicò
venti giorni di fila. Ben presto il paese
avano solo i camini. Ma non ci perdemmo
d’animo. A squadre andavamo a spalare la
neve: noi di Sompazzo di sotto la
spalavamo su Sompazzo di sopra e viceversa,
mpre alta uguale ma
ogni mattina passava e buttava
Per scambiarci informazioni
ci facevamo i segnali di fumo e la sera ci
Noi umani non ce la passavamo male.
Avevamo il pane e il formaggio di
avevano erba da mangiare e
rifiutarono le bistecche. Le nutrimmo per giorni a cipolle
e avevano un fiato da ammazzar
e Gesù Bambino nel presepe.
Gli uccellini dimagrivano, e anche le volpi
trovammo in tinello con le pantofole in
icoglioni continuava
a cadere e molti paesi
cco venti famiglie non avevano quasi più
viveri e mangiavano solo i fagioli. Ci
tutti nella stessa casa per risparmiare legna
scoregge che sembrava di essere in guerra, e il nonno Fagi
oli prendeva le più grosse
ci mandarono tre elicotteri,
ma non erano un granché da
mangiare, tranne forse i sedili. Eravamo
allo stremo delle forze quando nonno Celso
eva salvarci era Ufizéina.
rare tutto, da una gru idraulica a un
biberon, e non c’era a memoria di somp
avesse messo in
che c’era da riparare nientemeno che il
tempo. Ufizéina ci pensò un po’ su
pezzi di copertone, del mastice e una
pompa, e sparì all’orizzonte.
il problema era semplice: il sole, venendo
su all’alba da Monte Macco, si era impigliato
in un albero scheggiato dal fulmine, e si
ante, sgonfio da far pena. Ufizéina l’aveva
mpa. Entro poco tempo
si sarebbe gonfiato
e avrebbe ripreso a salire. Infatti poco alla
sempre più rotondo e splendente, salire
cosa tornò normale, meno noi.
IL RACCONTO DEL VECCHIO CON LA GARDENIA
OCO DI FRANCIA
ORENZO
sogno in bianco e nero. Felici coloro che
ano contemplare lo
case! Ma per gli altri, che no
duecento clochards morirono di freddo, e altr
Lungo il Quai des Grands Augustins,
arrabbiata come l’Acheronte, un cane nero
e macilento camminava a fatica nella neve
alta. Ormai allo stremo delle forze guardava
intorno a sé il turbinìo dei fiocchi. Aveva
fame, fame, fame.
le forze venirgli meno. Pe
nsò (se i cani pensano)
ginano una fine). Quando all’improvviso fu
ogna lasciarli stare): odore di paradiso.
chiamare altrimenti l’odore di
tta finestrella al liv
ello della strada.
Vide una grande stanza sotterranea poco
illuminata. Al centro della stanza una
tavola imbandita per molti convitati. Anche
se la tavola era quasi al buio, si
eparati, quattro cattedrali di cibarie. In
fondo alla stanza, vicino al camino, il cane vide due uomini. Un chirurgo e un
alchimista. Il chirurgo sezionava con un co
ltellino una piccola creatura, l’alchimista
mescolava liquidi di colori diversi dent
veniva l’odore che lo aveva attirato.
Nell’aria c’era una musi
ca: una voce di donna. Il chirurgo accompagnava
sottovoce la melodia. L’alchimista batteva
il tempo con un piede. Al soffitto era
mino faceva ondeggiare,
come una bandiera.
Lasciamo il povero cane al freddo e alla su
a limitata conoscenza
per alcuni il miglior
ra leggera” dalla
Dinorah
di Meyerbeer cantata dalla Callas,
per alcuni il miglior soprano di tutti i tempi.
Callas ha sei anni. Ma molte altre cose
strane succederanno in questa notte.)
Ouralphe, primo chef del Bon-Bon, pe
r alcuni il miglior cuoco di Francia.
L’alchimista è il suo aiutante, monsieur As
calaphe, specialista in
mousses e salse,
llo di una mousse di fegato d’oca,
li, detta “Mousse Topaze”.
Sul festone che sventola in alto è scritto:
Terzo raduno annuale degli importatori d’oltremare.

L’associazione importatori d’oltremare è una
delle più ricche e per alcuni delle più
disoneste associazioni commerciali di Francia.
Cocquadeau non v’è dubbio: non alcuni, ma tutti lo
considerano il più bieco e cinico affarista del paese.
Ombra leggera, non te ne andare... non ti voltare...
fronte. Due bei baffi circonflessi neri e lustri, come dipinti col pennello. Corta
con piccoli denti bianchi e aguzzi, da bamb
ssime. All’anulare destro, un anello con un
chef inclinato a sinistra, un po’ floscio.
Tutto vestito di bianco ad eccezione di una
Ascalaphe è alto, ossuto, c
ise, grande naso porcinesco. Occhi da
chie rotonde, capelli bianchi, pochi. Mani
la mousse è quasi riuscita, ma c’è
qualcosa che mi sfugge. Il vino saùternes corteggia l’oca, ma quella non cede. Il
ino di limone. Guarda il piatto
zemolo è troppo aggressivo. Pota. Benedice
dice alla fine
è probabile che tu sia stato troppo timido
gocce di vino e il matrimonio si farà.
Ascalaphe versa le gocce prescritte e la m
Sospira Ouralphe, e guarda verso il tavol
o in ombra, dove dal piatto freddo di
le chele in invocazione. Più in là nel
piatto di carne “Massacre de Saint Julie
sonnecchiano. Il monte dei Dodici Dolci brilla
Tutto questo lavoro, per quei mercanti
tira, dimenando le ossa storte.
Maestro, forse è ora che andiamo a riposare.
tornare a casa con questo tempaccio. Tanto
alle otto dovremo già essere qui per i
preparativi. Dormirò vicino al camino.
Anche ieri notte ha dormito qui
anche l’altro ieri.
Il generale dorme sempre sul cam
po di battaglia. E poi non dormirò solo.
Da un momento è entrato il cane nero, um
ile e scodinzolante. Si è accucciato ai
c’è ancora qualcuno che mi adora.
fa il buon Ascalaphe
tutta la Francia si
inchina alla cucina
del maestro Ouralphe.
l’invenzione né la sorpresa. Piccole
porzioni per stomachini indifferenti o ircocervi proteinici per esibizionismo festaiolo.
ontare agli altri cosa ha mangi
ato. Oh, rien à faire sur la
terre... vai, mio buon Ascalaphe
La campana di Nótre Dame batte le quattro.
Al riverbero del camino, nel caldo crepusco
Ouralphe sonnecchia e si abbandona ai ricord
campagna. Oche sane e
né cordiale recentemente
defunta. Certe fragole flosce viste oggi al
sempre “Ombra leggera”.
Oh che grande soprano! Non è mai nata una
testa gli gira: gli sembra
che tutto ondeggi un po’, i
muri si stringano, la neve fuori cada
sghemba. Cosa succ
ede? Anche il cane è
cambiato. Ha uno sguardo strano. Sembra
cima al Massacre di Saint Julien.
stira. Si stira fino ad allungarsi e restare in piedi sulle zampe
posteriori. Al fuoco del camino Ouralphe
muso del cane bipede si deforma. Il naso ri
entra, le orecchie si rimpiccioliscono. In
fondo alle zampe posteriori appaiono due s
carpe di vernice nera. Poi pantaloni di
velluto rosso. Il fuoco del camino manda
una vampata. Le zampe anteriori del cane
diventano mani, all’anulare c’
ricci, baffi e barba. Per ultimo scompare il
tartufo e appare un naso umanissimo e
al suo posto. Il risultato è un gentiluomo alto, distinto e
con lo sguardo esotico. Potrebbe essere
dice Ouralphe stordito.
mano. La mano dell’altro
sorride il diavolo
dovuto girare tutti i quais. Giù mi av
Lei... lei va sempre in giro così? Voglio dire a quattro zampe?
pipistrello, caprone e così via... ma come le
un cane passa più inosservato di un signo
però dovrebbe versarmelo
rosso nella gola del diavolo. Ha le
a con una lingua strana e puntuta
da perché sono qua.
) per invitarmi a seguirla.
chinandosi) un uomo intelligente.
La sua domanda, monsieur, è rivelatrice
Orgoglio,
phe, somma di tutte le virtù!
dice Ouralphe rimesta
fumante
on me una lista di peccati
che sembra uno dei suoi menù
dice il diavolo levando dal mantello un foglio
professione... megalomania artistica... invidi
su uomini e animali... devo continuare?
Orgoglio smisurato
imbandito. Ognuno illumina una nuova
Visto che questo è il motivo della mia condanna
voglio
almeno che lei lo conosca a
fondo... la invito a cena.
Il diavolo sogghigna. Che denti!
racconto su miei eventuali pentimenti
guarda senza tremare. È uomo di mondo e sa usare ben altro che il forcone. E poi ha
alle spalle molte or
Ecco i miei capolavori

Tre cerchi corrono attorno al
centro del piatto.
Il primo è di gambari fritti imbeverati
in latte e code di gambari con colì di
presciutto e formelle di butirro di gamb
ari passato per panno lino e anche alcuni
gambari vivi stropicciati fino a divenir ro
al ragù d’olio, funghi tartufi e piselli
La ragosta afferra con la ch
ela la coda di un’anguilla
condita con salsa di mandorla all’amberlina,
la quale anguilla mo
capitone scorticato cotto in malvasia e sa
testa su un luccio alle braci che insegue fame
unisce alla prima ragosta.
Il terzo cerchio è composto da un carrousel
salsa reale, ognuna recante a mo’ di perla
Dentro i tre cerchi quattro polpi reggono
astici in salsa barcellonese
, ognuno offerente nella chela un canestrino di linguattole.
un grande storione
cotto in brodo di cappone.
Massacre de Saint Julien l’Hospitalier
cervellaccie e midollo di manzo. Ogni porce
tto porta un cappello ricoperto di frittata
su cui giacciono lepri alla moresca con co
rteccia di limon verde, le quali tengono tra i
fagiani alla crema di pistacchi, pernici al co
Monte dei dodici dolci
Pendici: bignè alle pere mo
Primo strato: spuma di riso dolce, uova
alla salsa di castagna, imborrabbiata di
Secondo strato: torta di fragole, gatto
di mille fogli, crema al caffè;
Terzo strato: spume bianche al cedrato
, budin misto alla panna di latte.
Sulla cima: gran torre di bignè ai fiori di viola Ascalaphe.

Una statua della fatale danzatrice re
gge una cornucopia di
meloni papayas
oche. Al collo diademi di vi
di cocco. Intorno al piedistallo stanno quar
pasticcera, ognuna sanguinante di una
diversa gelatina di frutta.
Lei crede?
Assolutamente straordinario.
concede Ouralphe
per oltremaristi che dovranno parlarne
tutto l’anno. Ma a lei farò assaggiare qualcosa di speciale.
Da dove cominciamo?
su cui galleggia una zattera in crostino.

Il cucchiaio del diavolo lampeggi
a su e giù al lume di candela.
Squisita!
Lei crede?
Assolutamente squisita. E il primo piatto già l’accusa. Lei si fa bello col
dova di tartarugo morto per
Non mi sento più cr
Lei conosce la
eci fa le uova. Per depositarle
chiama Malchancha. Lì i gabbiani gliele
rubano, la pioggia le fa ma
una su mille si schiude. E la povera tart
tartarughini perduti, e così vita natural dur
ante finché morte non
mbra che Belzebù possa
tartarughino?
No, e non solo lui, ma neanche il signore Iddio, Primo Chef del cosmo. Vede,
io ho un proponimento per il Giudizio Un
Benedict Ouralphe chiedo al tuo
tutti questi anni di peste e te
rremoti e guerre insensate,
le c’eravamo e tiravamo avanti.
ato. Invece lui giudica da lassù, dove da
milleottocento anni si vendica di noi
per non essere morto su un sofà.
stemmia in modo inaudito!
Lei crede?
Lei aggrava la sua situazione!
Dico solo la verità. No
i chef siamo sempre sincer
Quaglie alla negresca: Disossate e riempite di midollo,

Stamane verranno qui i peggiori mercanti
piantagioni. Quasi tutti cattolici ferventi; e
lla Civiltà e la maggior Gloria di Dio!
Morte di Theophile Gautier.
Grazie, lei ha centrato la questione. Il
Primo Chef, come lei lo chiama, da un
itudine di mandare me...
Sempre?
Non sempre. Ogni tanto scende Lui in
tenere il Paradiso abitato. È così vuoto
bergo in bassa stagione. Rendo l’idea?
sieme, facendo cadere all’ingiù
la testolina al giro di
Lui sa che quando mi presento io, ness
E lei incassa... e mi
dica, l’inferno com’è?
Lei come se lo immagina?
Anzitutto secondo me nessun uomo mer
ita l’inferno. Comunque lo vedo più o
dice il diavolo, a bocca aperta come un passerotto.
Mi
diavolo ne assaggia una e dice:
Squisita.
Lei crede?
Il diavolo batte le mani e una
Bravo!
Tra artisti...
si schermisce il diavolo.
i, proprio lei mi accusa del peccato di
Ciò che chiamiamo misura non è forse la
pantofola che infiliamo dopo un lungo viaggio
di visioni? Esiste una lingua senza
Piano, piano... arte è anche semplicità.
aragosta à la Mérimée:
aragosta corsa, fiera come Colomba, bollita viva e poi
sudore. Il mare che era dentro e fuori di
Squisita
Lei crede?
Ebbene, lei crede che di questi tempi qu
alcuno la apprezzi? Che gli oltremaristi
sappiano la differenza tra un’aragosta e un as
dice il diavolo buttando giù un brande
ine nababe”, come amano chiamarla. È
per colpa sua che devo costruire questi baldacchini di trippe, queste partouzes di
gusti, queste ammucchiate senza eros. Non
importa la qualità, l’importante è che sia
! L’Occidente mangia sulla te
del mondo attende gli avanzi. “Il miglior c
ondimento di un pranzo è la fame degli
testuale. Cucina per pescecani!
vino ormai brulé. Ne stappa un’altra con
l’unghia del mignolo.
dice Ouralphe arrabbiandosi e assumendo
Paludi di majonese per ma
ste di vitello. Cannoni che sparano anatre
e le iniziali del commensale. Asparagi tric
olori. Cervello di scimmia, pulcini di
rore e orrore senza fine!
Ai ricchi di questi e altri tempi piace così
Ananasso in
gelatina imperiale ai fiori di Awankatata e
Esotico
Esotico sì, ma calma! Basta che qualc
lui e la sua nouvelle cuisine.
di anatra, sineddoche di pollo, il chicco di mais come logos. E poi quegli
Quelle cipolline insignificanti elevate a
e! Su, assaggi questa melagrana.
Squisita.
Lei crede?
Bene. Vede quel forellino lì in alto? È
un’iniezione di miele. Cinque gocce.
Così l’asprigno è diventato profumo. Sorp
di Auvergne... ancora sorpreso? Le
quaglie erano quaglie e l’aragosta aragosta,
cui potrei stupirla... e senza fumo e zoccoli!
il ventesimo calice di vino
cultura. I grandi cuochi del passato, il sapor
loro sogni. Le mie quaglie
resta vivo, poiché nell’invenzione nulla
muore, mentre ricchezza e indifferenza
spengono tutto, perdio!
a, mezzo sbronzo anche lui.
farfuglia il diavolo.
Si prenda prima questi
di Saint-Verres con crema
éan e verziere di Salomè
non c’è che un decimo della mia
nisse un giorno qualsiasi nella mia
mie insalate fiamminghe e le
alla Bonvin, ma anch
dice il diavolo, sudando come se fosse a casa sua
Sì, io ho creduto in tutto questo
dice Ouralphe montando in piedi sul tavolo
la mia arte che è scandalosa, ma la
mia vita. Non le opere, solo
tartufi sul mantello! Beva!
Squisito
come un colpo di colubrina.
E lei ora viene a prendermi... non la
scandalizzano Versier e Pétique... lei vuole
me perché io non sono ipocri
ta... perché ho ancora delle
Niente spuma né mele né sorbetto. Il diav
l calzone. Di lì a poco incominciò a russare. E non un
russare qualunque. Era come se la terra stesse per scoppiare e poi trattenesse il fiato e
succhiasse al suo centro l’oceano e poi lo rige
ttasse fuori. Tutto il ristorante tremava.
Le testine di maiale crollarono e rimbalza
rotolò ovunque, la
gelatina tremolò e precipitò in slavine.
avolo mandava fuori
una zaffata rovente di aglio e anime prave ta
nel cammino. E carbonizzò metà tovaglia
Dormì fino alle dodici, sempre con
quel frastuono di locomotiva. Quando si
svegliò vide Ouralphe che sb
disse il diavolo con voce lamentosa.
Lei crede?
mente. Che ore sono?
Mezzogiorno in punto.
Siamo in ritardo, andiamo...
disse Ouralphe sorridendo.
Il diavolo si rimboccò la coda
nei calzoni ed emise un gemito.
notte al Pére Lachaise, tomba di Delacroix
E so che c’è una
Per dieci anni poi non ti tormenta
Ha ragione, diabolico individuo
dice il diavolo alzandosi a fatica
lei mi ha
sedotto, stregato, farcito di proteine
e zuccheri. Tornerò tra dieci anni.
chiede Ouralphe.
ghigna quello
una mangiata gratis nel
più bel ristorante di Francia.
Non era ancora la mia ora?
nessuno ha un orologio così grande.
Poco dopo i primi pasciuti oltremaristi varcar
gambe sgusciò veloce un cane nero. Mentre
si accomodavano a sedere, uno di loro
notò che il cane, fermatosi in cima alle scale, li guardava con uno strano sguardo.
stava sul capo come una corona. Al suo
fianco era il fido Ascalaphe, brandendo il tir
venti impeccabili camerieri.
disse Ouralphe consultando l’orologio
cominceremo a servire l’ap
ERLAINE
Di tutti gli animali che vivono tra le pagine
il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo
eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga,
olo imenottero che mangia le doppie con
è ghiotto di parole quali “nonnulla” e
termite della punteggiatura,
rosicchiando punti e virgole provoca il famoso
scaduto d’uso e i pochi esempi che
blioanimali piuttosto comuni: la pulce del congiuntivo e
il moscerino apocòpio. La prima mangia
l congiuntivo, con
preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli di giornale che sembrano
sgrammaticati sono invece stati devastati
dalla pulce del congiuntivo (almeno così
dicono i giornalisti). L’apocòpio succhia
esistevano milioni di esempl
ari, ora la specie è assai
ridotta.
Ma come dicevamo all’inizio, di tutti i
li colpisce per lo più verso la fine del
posto di un’altra, e mette quest’ultima al
posto della appena. Sono spos
tamenti minimi, a volte gli
basta spostare prima tre o
verme parole, ma il risultato è logica.
devastante e solo dopo una maligna indagine
è possibile ricostruirlo com’era prima
della sua accurata natura o in odio alla
imbattervi in una pagina dove
o una domenica, di tutto il suo tempo.
ta mille anni, non toccare pi
morire cadendo da una sedia a dondolo se
non è vero, com’è
vero che mi chia
mo Jim Guinea.
Lo giuro sul demonio: in quarant’anni che navigo non ho mai visto nulla di simile
a quello che accadde al capitano Charlemont.
imbarco molto agitato su una baleniera am
ericana, la Holy Moses. Un anno di
tempeste, uomini in mare e ba
lene carogne come predicator
da un cinese che
aveva tutto il porto in mano, chie
dendogli un imbarco un po’ tranquillo.
Ce n’è uno liscio come l’olio, Guinea
mi disse ridendo il cinese
dovrai comprarti un vestito nuovo.
Mi spiegò tutto. La nave in partenza
lucido, un gioiellino di barca. Trasporta
va piante rare e animali per i giardini
nobiluomo inglese, il capitano
Charlemont. Uno strano
a con sé in ogni viaggio un guardaroba
dell’ammiraglio Queiray, con stoffe preziose,
con legni pregiati e non avev
mpolli della Regia Marina e la
paga per i marinai era di
trecento ghinee a imbarco, il doppio del normale
capitano voleva marinai degni della Fidèle. Li
voleva alti, di
elegante. Il suo equipaggio doveva sembrare più un reggimento inglese che una di
quelle adunate di ceffi che i porti tropicali conoscono così bene.
sono pronto ad andare a lezione di buone
maniere e a dormire assieme a un ba
rile di rhum senza toccarlo.
che mi scotennò della barba
di sei mesi, mi legai il
a del coltellino alla gola mi
la giacca da un altro. Non mi guardai allo
specchio, la mattina dopo, mentre andavo al
molo. Ma dovevo essere
perché tutti si davano di gomito e si volta
vano a guardarmi. Qua
ndo giunsi alla fila
dell’imbarco, mi prese un colpo: proprio da
vanti a me c’erano due
ex-compagni della
Shan e Victor Fernandez,
potuto rapinare una persona
solo alzando le sopracciglia, dal ceffo che avevano.
sfoggiava un gilè di cuoio arabescato s
opra una camicia che
gentlemen. Appena mi videro
quanto risi io vedendo loro.
Ragazzi, cosa non si fa per trecento ghinee!
turno ed eccolo lì il capitano Charlemont, tr
una grande foca, vestito tutto di pelle
nera, col cappello con una piuma verde e guanti fino al gomito. Aveva il volto bianco
come un annegato, incorniciato da lunghi
pizzo a virgola così ben scolpito che ti
Sembrava un quadro di museo, come una
a Cuba. Scriveva i
nostri nomi facendo sventolare una penna d’o
ca sul registro di bordo e di tanto in
tanto tirava tabacco da una
Ecco com’era un nobiluomo
Il primo di noi che si presentò
Nome?
Signore...
sono soltanto un povero marinaio...
Risatine degli ufficiali colibrì.
spiegò uno di loro
vuole dire che ci devi chiamare signore,
Fernandez non era un prodigio di galateo ma
era sveglio. Il capitano Charlemont lo
squadrò dall’alto in basso e poi chiese:
ltimo imbarco, marinaio?
Una baleniera, signore...
In che senso?
na è presa e tirata a bordo, signore, le
infiliamo una bella sega nel buco del culo si
gnore, e le tiriamo fuori l’animaccia e le
Bel linguaggio colorito, il gentiluomo Fern
andez. Charlemont inarcò un po’ il
mise a squadrare il tagliatore.
ecorati con sconcezze nel mio
ppena qualcosina, signore.
Fernandez si tolse la camicia con un sosp
iro. Sul torace aveva una sirena con due
parolacce in cinese malese
e malgascio, sull’altro braccio
re più sotto una balena col suo ombelico
come occhio.
egò la tabacchiera e sparì.
Ecco il gentiluomo Buck Shan.
Ultimo imbarco?
tiro io facevo il mio dovere signore, e le
E che cos’altro sai fare su una nave?
Tutto quello che sa fare il demonio si
gnore, cioè tutti i lavori piccoli e grandi
che mi vengono ordinati signore, se si tratta
di lavare il ponte allora
di salire in coffa o cucinare Buck non si tir
disse Charlemont. Lo sentimmo bisbigliare al primo
Imbarcato
disse infine Charlemont.
Grazie signore
disse Buck, e passandomi vicino nella fila mi fece uno
Jim Guinea, signore.
padre né madre... ma sono nato in
quello che so, signore.
tuo ultimo imbarco? Non dirmi che anche tu...
Indovinato, signore.
o che maneggiare il tuo affare...
gente è questa? Decido di giocare il tutto
Io mi intendo anche di piante e animali, signor capitano.
Mi ha allevato uno stregone della tribù Anamande che mi ha insegnato tutto
cose... ma non so se crederti.
ororoko, signore... un
Charlemont e i damerini si consultano e annuiscono. Assunto!
Beh, sono veramente stupidi. Uno non può aver
navigato le isole del Pacifico senza
aver mai visto una piuma di ororoko. In
avevo provato e m’era andata
bene. Il diavolo mi secchi
Partimmo una mattina di giugno. Eravamo sc
scritta in oro “Fidèle”. Mai visto uno schifo del
dere e ci lanciavano baci.
Che vergogna! Ma per trecento
pezzi mi vesto anche da triglia.
alta uniforme con me
daglie e sciabolone
frustino di narvalo.
tile! Vi voglio vedere sempre impeccabili
fare dimenticare a un uomo di essere
un gentiluomo! La Fidèle è la barca
più bella della compagnia Smithson. È
conosciuta in tutti i porti del mondo per la su
manterremo alta la
fama. Trasportiamo piante e animali rari
per il giardino botanico di Londra. Inutile
dire che tutto ciò richiede una delicatezza
per squartare una balena. D
venissero in mente le vostre usanze marinare
, le bravate, le bestemmie e gli scherzi
osceni. Su questa nave non succederà nulla
che non possa succedere in un salotto
tiamo. Per la gloria della Fidèle e per
L’allusione al compenso spianò appena
i musi lunghi. Gente che aveva passato
tempeste ed arrembaggi, con un coltello in
una mano e l’altra aggr
appata alla sartia,
era certamente poco entusiasta all’idea di
viaggiare su un “salotto inglese”.
Decidemmo di prenderla sul ridere. Sul ponte si ascoltavano discorsi di questo
Vuole per favore il gentiluomo Shan tog
mia drizza acciocché io
Prego, gentiluomo Guinea, che il demoni
Vuole per favore il molto figlio di pu
ttana gentiluomo Macau
Nel qual caso nobiluomo, niente mi im
pedirebbe di provare la durezza di questo
splendido bugliolo sulla sua eccellentissima testa di bastardo.
on eravamo ancora usciti dal
golfo che da sottocoperta uscì un uomo con
ti, vestito di nero.
, uno per uno. Disse di chiamarsi professor
onsulente per il viaggio e di soffrire
maledettamente il mar di mare. Per gli occhi
soprannominato “il Geco”. E con quest’ultim
a sorpresa prendemmo il largo mentre
Charlemont, a poppa, prendeva il tè.
sospirò il filosofo di bordo, Huysmans l’olandese
disperarci. Non sembra, ma magari è un buon capitano.
ni di navigazione noi marinai ci
chiedevamo chi mai avesse insegnato al
capitano Charlemont a portare una nave.
Sembrava che avesse paura di consumarla
bel vento per far fina
lmente correre la
necessario. Ma al capitano non sembrava
importasse: le sue uniche preoccupazioni
erano la nostra divisa, gli ottoni della go
ufficiali colibrì impiegavano
intere mattine mentre noi lo
facevamo subito a occhio, tanto navigavamo vi
cini a terra. Il cibo era decente, i turni
comodi, ma si rischiava sempre di essere
posto. Un marinaio greco si prese venti colp
era stato sorpreso a
stendere le calze su una sartia.
In luglio arrivammo alle isole Cabo Roto
Bay con una manovra che un mozzo avrebbe es
fianco e Buckingham ch
e reggeva l’ombrello,
locali per anni.
il cui capo era Mahu Cabu, un mio vecchio
amico. Conoscendo io la li
rare. Insieme al Geco mi recai nella
giungla e ci trovammo in mezzo a un vero
paradiso naturale. Il Geco mi diceva il nome
leggende che avevo udito. Gli raccontai ch
me stanno di salute, gli indigeni passano
no. Se l’ourogoro l’azzanna, è un brutto
segno. Gli dissi che la pianta del pane dà
un solo frutto all’anno, ma così buono e
che un mese per beccarselo. E che
con la luna piena, trasforma l’uomo in calabrone. E il
donna, la trasforma in una furia di piacere.
vasi e la sera ci fu un pranzo in nostro
onore sotto la tenda del
capo Mahu. Noi mangiavam
Il capitano Charlemont invece, tutto
sembrava per nulla riconoscen
capo Mahu Cabu mi disse di
bbero finite quelle piante,
il capo Mahu fu contrariato e disse
rispose il capitano
amo chiedere con i fucili.
Naturalmente non tradussi le sue parole
bbero state portate ai bambini della nostra
isola, che non avevano mai visto niente di simile.
Il capo Mahu scosse dubbioso la
Il capitano ridendo spiegò che nel suo paes
e solo gli uomini avevano un’anima, e
Allora il capo Mahu chiese come faceva
mare se non credeva che
il mare avesse un’anima.
Il capitano sembrò piuttosto adirato e non rispose.
Il mare ha un’anima che si ch
disse il capitano, e molto
scialuppa sentii il Geco criticare con
rispondere irosamente:
Di una cosa sono sicuro. Tra la cu
ltura di un gentiluomo inglese e queste
stupide leggende non c’è al
cun rapporto possibile. L’uni
o ricavarne per la maggior gloria
La navigazione proseguiva lentamente
, e il capitano diventava sempre più
insopportabile. Le sue fissazioni peggiorav
vedeva una cresta di spum
Che mare impossibile, che tempo infame
dovessero andare a
tempo di mazurca per far ballare la sua Fi
, come lui diceva, “in modo sgraziato”.
Io ero stato richiesto come aiutante dal
giungla umida nascosta nel cuore della nave
. Cercavamo di curare le piante, alcune
e il Geco conveniva che il capitano era
ormai “un caso clinico”. Passava ore e ore
nave gli ribaltava un pezzo, piombava sul ponte e se la prendeva
col timoniere. Viaggiavamo ormai solo ne
ridicolmente inamidati nel caldo tropicale.
Una sera, mentre avanzavamo lentissimi
sul mare infuocato, Buck disse che non ce la
faceva più dalla noia: prese l’ukulele e si
mise a cantare “Il mezzo marinaio”.
Mi mangiarono una gamba i cannibali delle Hawai
o un pescecane
di Shanghai
e un occhio me l’ha tolto una carogna di pirata.
sarò il tuo maritino, sarai la mia sposina
Un piranha brasiliano mi portò via un coglione
la pulce di mare le orecchie mi rosicchiò.

l capitano Charlemont livido di rabbia.
Eravamo impazziti a cantare quella robaccia
una nave inglese
e sconcezze? Prese l’ukulele e lo spaccò sulla murata.
della nostra indisciplina e ch
e avrebbe fatto cantare la
frusta al nostro posto. Stava lì minaccios
o, a gambe larghe, qua
sobbalzo improvviso, come se avesse tocc
o appena insaponato, si fece mezza nave
scivolando come una foca sul ghiaccio.
a risata si accomp
agnò anche uno strano,
acutissimo rumore.
dignità del comando urlando:
deve essere un banco di sabbia.
rise Buckingham mentre lo portavano via
è Matu-Maloa,
comandante.
avesse urtato, non era certo
La luna illuminava il mare pe
r miglia e miglia. Era una
notte in cui, come usava dire Buckingham,
“anche le fidanzate brutte diventano
l silenzio del mare
si udiva soltanto una
arlemont salire in coperta. Forse non
riusciva a dormire per il caldo. Era senza uni
la chioma bionda bagnata di
itratto così nella galleria
di famiglia, ma più di una fanciulla
do il mare, mentre la
Erano le due. Mezzo miglio a babordo vede
mmo qualcosa di strano. Il mare era
terribile lo avesse spaventato.
chiesi a Huysmans.
Lo vedo
cosa vi
Credo, capitano
on ci sono balene su questa
Per una volta aveva ragione lui. Non ave
balena in quella
zona. E ora il mare sembrava
di nuovo tranquillo. Ma il mio
istinto di arpionatore mi
e. E infatti il mare ribollì e si aprì e
proprio davanti a noi spuntò la testa di
avessi mai visto, almeno duecento piedi. Av
tagli e protuberanze, una vera montagna
tormentata, e la mandibola avrebbe potuto
due come una forbice.
rutò un attimo la
nave, mentre noi
stavamo col fiato sospeso. Poi Matu-Maloa si
fissò lo sguardo sul capitano Charlemont. E dopo un attimo,
ente noi e la balena. Era chiaro che
non aveva la minima idea di cosa si dovesse fare, e vedendoci immobili, stava
immobile anche lui. Matu-Maloa lo guar
dò ancora, poi diede un leggero colpo di
me un violino sottomarino. Avevo
, ma era la prima vo
Cosa sta succedendo, marinai?
Matu-Maloa ruotò in aria la coda e si inab
issò, poi risalì in tutta la sua mole e fece
a remare con la coda e uscì col corpo fu
ori dall’acqua, come un delfino. Sembrava
uno scoglio altissimo, tutto pieno di alghe
rintanarsi in cabina. Matu-Maloa cessò
subito le sue evoluzioni e scomparve.
bilmente nervoso e tormentava il suo
spadino di narvalo. La sua divi
Guinea, Huysmans
balena? Voleva forse attaccarci?
disse Huysmans, lanciandomi un’occhiata d’intesa.
Quindi voleva... giocare.
Beh... se devo proprio dirlo si
gnore... la balena era in amore.
Il capitano Charlemont annichilì.
Sicuramente... conosco il canto d’am
evoluzioni... fanno così quando sono innamorate.
Seguì un lungo silenzio. Poi il capitano disse con un filo di voce:
Marinaio Guinea... quella bale
na è un maschio o una femmina?
risposi.
una balena si era innamorata del capitano
Charlemont si diffuse, se mi è consentito un
role, in un baleno.
Qualcuno rideva, qualcuno sembrava preoccupato: chi conosce
balena innamorata? Tutti era
che avvenne verso sera.
Il capitano, nervosissimo, era venuto in c
operta e lanciava ordini in tutte le
direzioni. Era pallido, sembrava non aver
chiuso occhio. Proprio mentre gridava
qualcosa sulla posizione de
sulla testa un gran pennacchio di alghe ve
Se Charlemont si muoveva ve
faceva finta di inciampare nel mare
e comicamente strillava e si rivoltava su
il suo pennacchio di
Finché il capitano Charlemont esaspe
rato si fermò ansante e gridò:
Per tutta risposta Matu-Maloa lo spruzzò
mise a strillare
tto d’ira, sfilò un rampone
te non intaccò neanche la su
a pellaccia. Ma Matu-Maloa
sembrò molto turbata da quel gesto. Si all
rincorsa e puntò dritto contro la nave.
a pochi metri dalla Fidèle, la ba
lena si inabissò e sentimmo
la sua schiena ruvida grattare la chiglia
lamento acutissimo, da innamo
rato offeso, e scomparve.
i tenne un conciliabolo in cambusa.
Buckingham diceva che eravamo in perico
rebbe sopportato di
essere respinta. Huysmans diceva che capiva
vuto fare? Invitarla a cena? Io dissi che mai nella mia
mile, e quindi l’unica cosa da fare era
nò. Sentimmo tutti la sua sere
nata al capitano, e le urla
del capitano prima adirate e poi supplichevoli.
la nave sulla rotta
verso le Hujangos.
Finché una sera ci fermammo in una ra
te. Il suo muso era
quasi appoggiato alla nave. Cantò fino a
lle tre, finché il
cabina. Ero di guardia e potei
Matu-Maloa
diceva sottovo
ce Charlemont
cerca di capire la mia
ata famiglia inglese. I maschi della mia
famiglia hanno sempre ed esclusivamente
sposato donne con almeno un quarto di
re l’annuncio che mi sono fidanzato con
l mare. Ma i nostri mondi sono diversi. Io
Matu-Maloa ascoltò e modulò un nuovo ri
chiamo d’amore per il suo capitano.
E poi, insomma, non so neanche se sei un
maschio o una femmina. Tra noi una
relazione è impossibile. E come u
ltima cosa: io sono fidanzato.
A quelle parole Matu-Maloa
smise di cantare. Girò l’
immensa testa sott’acqua, si
avvitò e sparì. Non la vedemmo più.
Come il diavolo volle eravamo ormai a pochi
giorni di navigazi
capitano Charlemont non era più uscito da so
tto coperta e aveva lasciato il comando a
o spedita e noi dell’equipaggio già
fantasticavamo su come avremmo speso ne
l modo più rapido e inutile le trecento
vista il capitano mi mandò a chiamare. Era
vimini, in mezzo a quella giungla umida,
nobiluomo inglese salpato dal porto di Cape
a lunga, i capelli
ca da camera stazzonata. Puzzava di rhum.
mi disse
solennemente, tu e gli altri marinai, che
o ad aggiungere altre cento
gire neanche un accenno alla balena.
Quindi
non è esistita nessuna
balena o capodoglio dalla
notte tropicale. Vado a ripr
endere il mio posto nella buona
Era un’impressione o pronuncia
voce del capitano un leggero disgusto?
porto di Londra, la compa
cose in grande. C’erano il presidente e il vi
cepresidente, il ministro
dell’agricoltura e
tutta la facoltà di botanica e zoologia dell’U
niversità. E c’erano
meduse, e un frullar di ombrellini.
uno strano episodio. Dal mare
ontanato di corsa, come se
temesse un pericolo imminente.
ubito ristabilito dalla banda
che suonava “Thanks for the Beautiful Rose
s”. Un plotone di guardie scelte si
padre e la madre del capitano
Charlemont nonché la sua fidanzata, lady
Ashley-Compcott, marchesina di Sunbury,
are le assi del molo quando la Fidèle
accostare. I piccoli binocoli di madreperla
passavano da un polsino inamidato a una
a prua il capitano Charlemont, col bel volto
che il mare non aveva minimame
cuore dei suoi genitori vibrò di orgoglio
e anche quello della fidanzata, malgrado ciò
di accelerazione. E tutti noi, schierati in
divisa, ci sentivamo per un giorno parte della
parte migliore del paese, della sua storia
La Fidèle ancorò vicino al molo e ca
ingham che reggevamo un meraviglioso esemplare di
palma con la bandiera inglese.
ito dopo vide lady Ashley-Compcott e
dimenticando per un attimo la
Cos’è questo strazio!
urlò il conte padre Charlemont
che cosa vi succede?
Chiediamo scusa
noi. E poi il molo dondola troppo...
Era vero. Il molo stava cigolando pauros
amente. Ed era chiaramente udibile una
gridò Buckingham
Proprio in quel momento un gran colpo di
molo che si inclinò paurosamen
contro gli altri piloni. Volarono schegge
di assi e ombrellini. Lanciando urla di
sgomento, tutti cercarono scampo, chi fuggendo verso terra, chi lanciandosi in acqua.
Il molo stava cedendo pezzo per pezzo e
Matu-Maloa continuava a prenderlo a
e a scalfirlo. Finirono in
capodoglio arrivò all’ultimo
pezzo di molo rimasto in piedi, dove
ey lontano da sé. Subito dopo
precipitò (alcuni dicono si tuffò) sulla schi
ena del mostro, che senza inabissarsi nuotò
via a tutta forza. Quando sparì all’orizzonte il capitano sembrava un uccellino sulla
che lo scandalo fu grande, perché non è
ente o non consenziente, un
rampollo della nobiltà inglese. Dopo due me
si il capitano Charlemont fu dichiarato
IL SUO NOBILE CUORE RAPÌ
LA FURIA DEL LEVIATANO
eferisco credere a un mio am
da un viaggio mi raccontò che in un’isola
delle Célèbes gli indigeni adorano una
strana divinità, che chiamano
Charmaloa. E mi mostrò una
so una figurina più piccola
ranno giustiziati.
ELLOCCHIO
C’era un dittatore che aveva incarcerato,
torturato e ammazzato uomini e donne del
la visita del Capo degli Uomini Buoni.
Poiché questo Capo era molto potente,
viaggiava per il mondo e ovunque andasse
la gente accorreva a vederlo, il dittator
migliore.
Ammazzò tutti i torturati perché non si dicesse
a, tutte le mamme
non dicessero che i figli erano desaparecidos, tutti i
prigionieri perché non si dicesse che le pr
Ma la notte prima della visita non dorm
ì: sapeva che il Capo degli Uomini Buoni
conosceva il bene e il male ed era venuto pe
cose terribili davanti a tutti smascherando i suoi delitti.
Così la mattina all’aeroporto era molto ne
ine. Ogni suorina teneva in braccio un
bambino, di cui il Capo degli Uomini Buoni era ghiotto.
da un aereo bianco, baciò la terra e i
bambini, salutò il dittatore e insieme percorse
pplaudiva veniva bastonato.
rtamento del dittatore il Capo degli Uomini Buoni chiuse
a chiave la porta e disse:
Adesso io e lei facciamo due chiacchiere.
Il dittatore tremò. Era venuto per lui il mo
ando il Bianco Visitatore disse:
Mi piace questo paese, è tranquillo.
Si vede che la gente ci sta bene...
lcuno si lamenta, ma...
disse il Capo degli Uomini Buoni
qualche volta... ho dovuto...
La capisco.
in ginocchio. Com’era buono il capo degli
Uomini Buoni! Che grande lezione gli dava
! Non con anatemi e ingiurie, ma con la
forza dell’indulgenza e del perdono. Indicandogli la via...
Oh sì! Anche lui sarebbe stato buono e comprensivo come il Capo degli Uomini
anello, la manica e disse:
Non arresterò più nessuno, indirò libere
elezioni, proibirò la tortura, licenzierò
gli squadroni della morte... ho capito la Sua lezione.
Il Capo degli Uomini Buoni ritirò di colpo la mano.
re ricominciò a imprigionare e torturare
e ammazzare, ma non ci provava più lo stesso gusto.
ci sono degli incontri che cambiano la vita.
Tanto fa l’uomo che alla fine sparisce.
AYMOND
UENEAU
Anch’io sono di Sompazzo e vorrei raccontar
storia di due amici che si chiamavano Achille
non ce n’era un altro come lui al mondo. I su
oi camini tiravano l’aria così bene che
non bisognava lasciarci vicini i bambini,
paese lo prescriveva come me
camminate in montagna a castagne e
Un giorno stavano sdraiati sotto un albero. Era una bella giornata limpida, senza
arantotto volte il cuore in un
minuto?
Una persona normale come me e te
o due volte al minuto. A lui,
quarantotto volte. Che fisico!
che quando lui respira, tutti quelli vicino
nde tutta l’aria intorno e non
ne lascia più agli altri.
da discesa, da ghiaia, da
fa Coppi mentre corre?
Muove le orecchie. Quando va in discesa le apre, e le ha così grosse e forti che
ude e diventa aerodinamico. Quando vince
Come la lepre?
Più della lepre. Coppi va
più forte della lepre. Magari
i primi cinquanta metri la
Coppi la riprende e la stacca.
È i due amici stavano a occhi chiusi a
ro dato per una
, impennandosi sulle gobbe, facendo salti e
capriole e continuando a scendere a tutta velo
cità. Fu un attimo: a
imbizzarrita gli passò vicino, Achille ci saltò sopra. Ma per quanto cercasse di
fermarla quella continuava
riuscì con un braccio ad attaccarsi a
e accidenti se la mollava.
Si abbracciarono felici per lo scampato pericolo.
hai salvato la mia vita
Addio amicizia! La sera st
rischio della vita.
almeno. Poi con ampio gesto da sibilla
ilì che solo un duello poteva risolvere la
i due litiganti e disse:
ano, la scelta delle armi.
Insulti, e se è patta a fiatate, e
se è ancora patta a vino e salcicce.
Non vale. Mi insulta prima di cominciare.
Era una citazione colta da cinefilo...
Alla sera tutto il paese era in piazza, atto
rno ai due seduti uno di fronte all’altro.
Achille Lanzarini
dia. Era un terribile vers
insulto che faceva preciso
riferimento alla sua bella e


Il fornaio diventò bianco come farina.
L’insulto riguardava una vecchia tresca di
che non sai distinguere una
pera crassana da una
spadona che mungi le galline
freddo e i tuoi formaggi san di purga e il vino
di piscio e c’hai più zecche del tuo cane
più pidocchi di tua moglie più rogna del tuo
Achille che era di famiglia di grandi trad
della sedia per questo insulto agri
a che munge i cavalli e la dà in giro nei campi come
più neanche il tempo di parlare e di tuo
gratta nelle pannocchie e di tuo nonno
si faceva tutte le vacche della stalla meno tu
pensavi tu i giorni
fronto a te Mussolini era un
compagno che compagno a tres
tti i dittatori del Vanzenzuela e
Ma dopo un attimo, puntò
Fazazadecàz / pezedmérdacaràgnadunpó
rz / tastaràzzaadcazzaràzazàztotpi-
nedbógn / catvagnancàncher / catvagnaunazidàant / sumarnàzdunsumarnàzstrazza-
rta se applaudire o gridare
Hai mica detto qualcosa?
Il sindaco per impedire altri reati di st
additivi chimici o di ausili meccanici.
le porte, i bambini vennero zavorrati con
prato più ampio della zona. Achille si er
L’evento fu registrato come scossa dell’ottavo grado Mercalli, e provocò crolli in
enormi quantità di uccelli di
vennero sordi e ciechi, e le comunicazioni furono
proseguì poi la sua corsa verso il mare sc
operchiando una caserma di carabinieri, fece
volare in aria duemila ombrelloni da spia
ggia, provocò un’onda anomala che investì
le coste della Dalmazia e, si dice, una
corrente di porro giunse fino a Mosca sulla
piazza Rossa, dove sei soldati del picch
misteriosamente.
la sola cosa in piedi nella
valle era Achille, piantato
sulle gambe come un toro.
more come se avessero tolto il tappo
all’oceano, cominciarono a volare le chiome de
gli alberi e il tornado cipolloso rase al
suolo i campi fino al fiume, dove tirò fuor
i facendoli volare in
squadrone, fenomeno poi stud
una frattura del terreno con conseguente fuoriuscita di ga
s caldi, che combinandosi
in varie città e per finire la fiatata
e si spinse fino al mare di Norvegia, dove
catapultate a riva.
Ebbene, al termine del catac
Hai mica detto qualcosa?
A questo punto il sindaco, dopo aver sospeso
la gara per la salvezza del mondo
occidentale, decise che restava ormai solo
lo scontro a vino e salciccia. Vennero
perciò portate in piazza tonnellate di salciccia
mangiò al volo duecentododici salciccini
Il dottore teneva il conto con
un pallottoliere. La notte si
passò alla salciccia cotta e
eme? Se no non mi passa la fame.”
una montagna di polenta alta co
me un uomo e in mezzo ci fece
un buco, lo riempì di salciccia in umido, si
mise il costumino da bagno, saltò dentro e
quando riemerse non ce n’era più neanche per un bambino.
a bere un bottiglione
dalla bocca e uno dal
facevano scommesse. Il fumo della salcic
cia arrosto formò un tale nuvolone che
arrivarono pompieri da tre paesi, e quando se
ppero di cosa si trattava si fermarono
anche loro, riempirono le autobotti di vino
tera montagna era riunita a Sompazzo e fu
calcolato che con le salcicce mangiate si pot
eva fare tre volte la circonferenza della
terra. E Achille si mangiò un
dopodiché cominciarono a diminuire il r
itmo e Achille mangiò mezza salciccia e
tagliò in due, prese la sua
di Achille smottamenti e gorgoglìi e cigolìi si
nistri, ma alla fine Achille riuscì a
chiudere la bocca e mandò giù
perché non ce la faceva, ma credeva proprio
dentro un paio di minuti poi si
rso e morì fulminato.
preso il bicchiere di cedrata della farmaci
sta signora Gabriella, unica astemia del
paese. Il suo fisico era abituato a ogni
eccesso, ma quell’impr
ovvisa novità gli fu
chiese perdono, una scena straziante,
e urlava come un porcello sgozzato:
ta. Alle parole “subito ricons
egnata” a tutte le finestre
del paese comparve un uomo con uno sc
bambini armati e un brigadiere giura di av
er visto una mucca
con un bazooka sulla
rono a velocità mai vista.
Se ora vai al cimitero di Sompazzo vedr
corsa in ottimo stato. La lapide dice:
GRANDE AMICO E CICLISTA
STRONCATO DA PREMATURA CEDRATA
I SUOI CARI E GLI AMICI POSERO
OVE È SICURAMENTE ARRIVATO
PERCHÉ IN SALITA VA FORTISSIMO
Ai tempi del fascismo
ai tempi del fascismo.
AGNUS
NZENSBERGER

rla. La mia intervista al
famigerato leader extraparla
mentare non era affatto “ambi
gua”. Io penso che nel mio
personaggi interessanti, e ti assicuro che lui lo è. Avrò,
come dici tu, “caricato” certi particolari,
come il fatto che portasse un mitra a tracolla
e ci fossero due bellissime bionde in tuta
era armato e la sua d
perché ritengo che nel momento attuale non
are certe tensioni.
di legami ambigui. Lasciati
Quando l’altra sera volevo
non l’ho comprato in Perù;
non sono mai stato in Perù e non ho mai c
onosciuto gli indios Pa
il fungo sacro in compagnia del loro capo Mateus. Volevo solo re
ndermi interessante.
le tue idee. Non lamentarti
tempo mostrerà chi ha ragione. Amare è
“Da qualche parte mi sono fermato e ti as
Con amore, tuo Giampiero

telefonata e devo dirti che
mi ha fatto molto male.
Soprattutto la tua accusa di conformismo,
che non credo proprio di meritare. La mia
intervista al leader degli imprenditori no
n è affatto “benevola”. Io penso che nel mio
personaggi interessanti e ti assicuro che lui lo è. Avrò
fatta tra due elicotteri in volo. D’accor
armato, c’erano con lui due
bionde bellissime, ma ricorda
ndomi quello che mi avevi
te. Se ci sono andato a pranzo è perché
rapporti con lui. Quanto poi al mio non ader
significa come dici
tu, “fare il gioco dei datori di lavoro”. Io
credo che in questo momento sia molto più
controcorrente fare gli straordinari che
scioperare. E non chiede
rmi “perché” con la
cose che si sentono e basta.
elenco cominci a delirare di logge e poteri
regalare l’anello di diamanti sei stata cr
udele. È vero, non l’ho comprato in Sudafrica,
non sono mai stato in Sudafrica e quindi non
cilindrata. Volevo conciliare
le opposte posizioni. Ma tu
le tue idee. Non puoi che prendertela con te stessa se
lì, e sarà come se
interviste “Dieci uomini di successo”.
Ciao, con amore Giampiero

Soprattutto la tua accusa di complicità
che sono sicuro di non meritare. La mia
olari, come il fatto che l’intervista si sia
svolta senza polizia intorno, mentre il ge
nerale giocava a bocce con alcuni bambini
si divertiva a chi tirava più lontano le bombe a mano con
biondi col mitra a tracolla.
sono d’accordo. Non sono cambiato da quando
Z. abbia una linea
anche qualche tuo amico, hai subito cominciato a
sputare veleno su di noi. Una normale
operazione di controllo, ecco cos’era.
, quando l’altra sera ti
ho invitata a uscire
ha in questo momento una
grande simpatia per me
e intransigente come le tue
idee. Non lamentarti se poi il
econdo me non meno di
venti, vedremo chi
ha ragione. E allora io sarò lì, come se
il tempo non fosse passato, perché amare è
ein ai nostri giorni”, con do
dici cartine. La prefazione è
mia.
Ciao, con amore Giampiero.
Ma gli innamorati, i veri innamorati
madillynk così come mi fu raccontata dalla
ume di Sompazzo quando sentii alle mie
alberi tremare e gli uccelli fuggire. Poi uno
mi apparve una crea
barilotto di metallo con un nasone
da talpa e due braccìni snodabili con
ndo a calci un disco volante e
con voce irosa gridava più
az minkemullu mekkanikuz!
Vedendomi si inchinò e disse:
sturbata, ma se sarà
tanto gentile da
ascoltarmi, penso che potrà capi
rmi e darmi l’aiuto necessario.
Mi chiamo Kraputnyk Armadillynk e vengo da
Quazz. Il Trond è un tubero tondo dal sapore insipido. Il Quazz è un tubero quadrato
dello stesso sapore del Trond. Si potrebbe
tranquillamente dire che sono la stessa
cosa, ma per il morale di noi becodiani è
meglio distinguerli. Così possiamo dire:
“Cosa abbiamo stasera di buono per cena,
Esistono tre modi di mangiare il Trond: e pr
Parimenti esistono tre modi
che terra bruciata e campi di Trond e Quazz,
rocce nere, montagne
pilli bollenti. Non esistono animali, ad
chiama Krokuplas ed è
immangiabile, ma costituisce
un’ottima esca per i pesci.
pesci. Beviamo però ottim
e spremute di Trondquazz.
scritto nel primo articolo
maschi, come vede, siamo fo
un corpo quazz, e testa lievemente trondoide
da cui sporge un tubo (che non è il
naso!). Le femmine hanno piccoli piedi quazz,
delizioso corpicino trondeggiante e
testa alquanto bitrondica. La mia femmin
ha diciotto anni becodiani, che corrisp
ondono circa a due telenovele terrestri. Io
l’amo, e passeggiare con lei gr
avamo soli nella mia quazzomobile e
guardavamo le mille ste
lle dell’Universo, lei si strinse
a me e cominciò a lazigàr. Che
itare su Becoda. Lazigàr è come il vostro
piangere, ma noi piangiamo olio, prezioso
olio lubrificante, per cui se uno lazìga
troppo resta arrugginito, grippa e muore. Co
sì io la consolavo e cercavo di rimetterle
nel serbatoio tutto il lazigàto che potevo,
ma lei continuava il suo lazighenzeinzein e
no come un trond (non era poi un gran
complimento. Noi diciamo anche: carogna co
abbiamo così poche
io vorrei una cosa impossibile... vorrei... vorrei...”
Nel vederla così disperata un lazigòne salì al mio ciglio.
“farò qualsiasi cosa per te.”
“Oh Kraputnyk” disse lei “in vita mia
non ho mai ricevuto un regalo. E morirò
bbia fatto un regalo!”
Ma come, pensai, se le ave
una collana di trond! Già, ma che
regalo poteva essere un trond
fanciulla? Fu in quel momento che guarda
i il cielo stellato e mi illuminai (dico
davvero: quando noi abbiamo una gra
L’universo era abitato da molti mondi trond
televisione (quella l’abbiamo anche noi
, è obbligatoria) che questi mondi sono
andi, su Venere ci
belli, ma niente di più.
levisione non mente quasi mai, ma voglio
se esiste in qualche lont
ana parte dell’universo un vero
da portare alla mia amante, ebbene io
lo troverò. Ciò deciso, la sera stessa feci
lanciai la mia astroquazzomobile nei corridoi
stellari del Serpentone numero otto,
lì al vostro sistema solare. Non so perché
, che mi sembrava bello, o per il modo in
cui trondava nello spazio. Fatto sta che misi
in azione il mio macrocanocchio e lo
Ahimè, la prima cosa che vidi mi scoraggi
tutto intorno migliaia di pe
alcuni esseri vestiti di due
colori diversi si disputavano con i pied
i un piccolo trond. Qua sono messi anche
peggio di noi, pensai: noi a
bbiamo solo i quazz e i trond, loro scarseggiano anche di
catenavano risse gigantesche, ognuno lo
voleva per sé e la gente urlava come impazz
ita. Puntai il macrocanocchio in un altro
a l’altro. Nessun segno di vita. Forse,
pensai, gli aborigeni del luogo non mangia
gli aborigeni. Infatti ne vedevo sparire
a migliaia dentro a giganteschi quazz
illuminati.
meraviglia! vidi
rrai e mi avvicinai. Era uno
scatolone metallico, simile
carta plastica
esempi di quazzismo e trondismo, la vari
cilindro rosso rilucente. Era firmato con una scritta trondeggiante che attraverso il
mio universibolario decifrai in coco-colo o
artisti. Poi vidi un animale splendido, fo
rmato da un corpo tutto irsuto di pelo
terminante in una lunga coda di legno, e de
sughi odorosi, bucce a spirale, carte frusci
ami piene di geroglifici. Ero lì con il
a ricchezza, quando vidi la prima creatura
llare e scandii bene questa frase:
“Sku-ssi, lei uommo di terrah, po-tzo io
komp-rarre uno dei kue
sti suoi ztu-pehndi
“No komp-rarre, tutti pozzono prendherre, ma
ora skampare via, poi ke venire
uommini di spah-tzaturra.”
Ed ecco la creatura che credevo un uommo balzare via sp
essere rombante grande come venti b
ecodiani, da cui discendono gli uommini, uno
dei quali mi guarda e dice:
“Da quando in qua hanno messo questi nuovi bidoni?”
“Boh” dice l’altro, “comunque sembra vuoto.
” E mi prende per il naso (che non è il
buttiamo questa schifezza!” Prendono lo scatolone
delle meraviglie e lo ribaltano
questa splendida roba e la
disprezzano, figuriamoci che altre cose me
ravigliose hanno, molto più preziose di
queste. Pensando rincuorato alla mia cara Lukzen
nché arrivo in città e quasi
fondo per lo stupore. Che
piccoli o grandi! Questo è il paradiso, mi
dico, ma devo restare calmo e scegliere
bene, non lasciarmi
itutto non voglio un regalo
femmine terrestri ritengano pregiato e
importante. Gli uommini li so già riconos
cere, adesso devo trovare una femmina
terrestre. Come sarà fatta?
Entro prudentemente in un locale con la scritta “bar
femmina, una cosa con
molti nasi e un uommo che li tira su
giboldin,
accoppiarsi. Ma poi sento che l’uommo la
Eccola là, la vedo, la femmina. E, bellissima
, tutta addobbata di luci colorate, lancia
urla e gridolini mentre un uommo la tiene
per i fianchi e la scuote tutta. Se non è
gibolàin questo! Improvvisamente però le luci
della femmina si spengono e l’uomo le
dà un grande calcio e impr
eca. Come sono violenti dopo aver gibolainato! L’uomo mi
E questo cos’è, un nuovo distributore
automatico?” E mi tocca il
“Boh” fa l’uomo che maneggia la macchina de
Ci siamo! Guardo dove guardano i due uomini. Stanno passando due cose: una è
è un uomo con più trond
colorati in testa e gli occhi più vivaci. Mi
metto a seguirla disc
incontra una simile a lei. Le dice:
Poi la prima femmina si ferma ed esclama:
“Che auto! Cosa darei per averne una così!”
una quazzomobile che fa molto
più fumo e rumore. Un
po’ ingombrante da regalare,
stanno tutte ferme in fila.
cchiando un tasto che sta al centro di
a suonare anche se sembrano stanchissimi. Ho capito:
l’auto
è uno strumento musicale!
Dopo un po’ la femmina arriva
anche la multa! Piuttosto che
andare ancora in auto la
bruciarle tutte, le auto!” E se ne va, senza neanche
Mi metto a seguire un’altra femmina e la
vedo che incontra un uommo. Entrano in
ho imparato che se st
dice niente, tutt’al più cercano di darmi da
“Caro, questo è il regalo più bello che pot
evi farmi... è splendido, non ho parole” e
Piano piano mi infilo sotto il loro tavolo.
trasparenti che a Becoda troviamo a mig
Deluso, decido di farmi ispirare dalla
televisione, perché anche qui come a
telegiornali terrestri col mio
computer analogico-galattico e il risultato
è che il regalo che tutti vogliono, di cui
ndispensabile e auspicabile è:
“fatti”.

per me e uno per la mia fi
danzata. E mi raccomando:
L’uommo mi guarda torvo e dice:
da qualche partito politico,
ma le dico che ne ho piene le pa
alzano la voce, e poco dopo cominciano a litig
allontano proprio stufo. Cammina cammina, es
Penso di caricare sulla astromobile uno di
ho capito nulla della terra e rischierei di
portar via un regalo da poco. Tutti
riderebbero di me e della mi
piccoli di uommo che parlano tra loro:
“Cosa darei per un chinotto” dice l’altro.
negozio. Sono pronto a usare anche il cannone
fotonico. Al banco c’è una donnina
“Femmina” dico “mi dia tutti i chinotti che ha.”
“Sei strano, bambino” dice,
e anche lei mi tocca il naso
sono rimasti quattro, ti bastano?”
“Duemilaquattrocento lire.”
Ahi, a questo non avevo pensato! Però ho
un’idea: le metto in mano due o tre di
quei quazz brilluccicanti che piacevano tant
o all’altra femmina. La vedo sbiancare e
“Sono il robotto del concorso vinci il chinot
“Uahu!” grida il primo.
se lo bevono. Tutti uguali i bambini.
bene” dice il terzo.
Stavolta è fatta. Ci salutiamo: loro sventola
no le mani e io sventolo il naso, quello
lla mia quazzomobile a rimirare il chinotto
parenza, con l’olio scuro che si muove
dentro, e che odore stupendo. In cima c’è an
per il mio amore!
si blocca. Ora lei mi ha trovato, signor
e, e so bene cosa vuole: lei vuole il mio
siasi altra cosa, tutti i miei quazz brillanti,
la mia calotta cranica, il pezzo della quazzom
obile che le piace di più, il volante in
similtrond o l’astrocane che fa sì sì con la
to ma, la prego, mi
gli rispondo io
non solo non voglio portarle via il
ù un mio regalo personale:
è un optional del chinotto. Se
ntire l’odore del chinotto
agli amici, faccia leva con que
sto e il contenitore si aprirà...
A-pree-bok-thiglie
cinquecento gli do una bella spinta. La qu
moto e, accidenti che motore! In di
eci secondi è scomparsa tra le nuvole.
eso tre lucci di cinque chili l’uno.
L’unica passione della mia vita è stata la paura.
Gregorij Alexeij Alexandrevic
tutto aleggiava una luce dorata, intensa e
fringuello spiccò il volo da un ramo di
lillà verso una nuvola rosa, opalescente come
la lampada che Gregorij aveva
visto la sera prima sul tavol
o di Nastassia Nicolaevna.
Nastassia! Al solo rievocarne il nome il c
in un abisso ove beatitudine e angoscia era
no avvinte, senza che una potesse lasciare
estasi della caduta.
Nastassia! Gli sembrava di udire quel nom
fiume, nel respiro
di ventaglio delle chiome dei tigli,
nome, degustandola come l’elisir che avre
bbe potuto dare la vita, o toglierla.
Nastassia! Cuore mio,
Il capanno del giardiniere era coperto da un manto di edera rossa che riluceva nel
tramonto con sfumature di fiamma e rubino.
Mojka, la cavallina di Nastassia brucava
pigramente, ancora sudata per la corsa.
attimo ancora, intimò Gregorij Alexandrev
ò con discrezione, quasi a dimostrare che
ciliegio. La veste bi
semioscurità come un esotico fiore mist
Nastassia sorrise al giovane e con un gesto
irresistibile, scostò dalla bianchissima
i celesti brillarono di una luce seducente.
Dio, com’era bella! pensò Gregorij Alex
come se fosse la prima volta, il delicato
ovale, il disegno sensuale della bocca, la
voce, quella voce che
sapeva leggere i più delicati
versi di Puskin come domar
e gli scarti dei cavalli e le
bizze della servitù.
Ebbene la mia risposta...
Cuore, resisti! Quanta grazia e pudore,
vuole forse ferirmi con un rifiuto, o forse ha
un ultimo momento di naturale timidezza
nno lontano dal luogo ove è nata, dal luogo
che ha illuminato con la sua incomparabile bellezza.
Gregorij
Stramazzò tra l’edera crepitante e il soffice mu
in tempo a vedere i
navano allarmati, poi più nulla.
Il cuore appassionato di Gregorij Alexandrevic non aveva resistito.
È morto il padre di Hank. Stava giocando
a vedere ed era
lì, morto.
Aveva i pantaloni sbottonati. Sembra si
stesse masturbando quando è morto. Forse
il golf non lo divertiva abbastanza.
Adesso Hank è qui, sul bordo della mia pisc
ina. Ha una camicia
disegno a rombi uguale a quella di Percy Sledge
forse è un altro ma Hank è proprio Hank,
siamo stati bambini insieme l’anno scorso,
e ora non sembra turbato dalla morte del
vecchio, si è comprato un paio
walkman.
rché ha un cancro al fe
gato, oppure ha un cancro al
non lo so, comunque beve co
un’eredità di mezzo milione di do
llari potrà bere anche di più.
Dunque Hank sta seduto sul bordo della mi
a piscina con la camicia azzurra col
disegno a rombi come il disco di
Percy Sledge, tira fuori da
una riga sul bordo della mia
sa nuota verso il bordo della
l’altro verso l’a
cuffia viola mentre il sole di California
rosa di Hank poggiati su una sedia a sdraio
della mia piscina.
la riga di coca dentro il
Potevi lasciarmene un po’, cazzo
mia Ginger Ale, così devo
obile bar vedo mia madre sbronza, con un
kimono a disegni come l’insegna del ri
storante giapponese di Palos Altos.
È morto il padre di Hank
e non ci sono più cannucce.
Mia madre mi guarda. È inve
cchiata, dall’ultima volta che l’ho vista. Mi accarezza
i capelli in quel suo modo californiano
le rispondo. Mi mordo le labbra. Non riesco mai a dirle la
Si passa le mani sul viso e le ritira ve
Io ho sempre sognato che tu un giorno fo
cannuccia.
Non mi sembra così importante, mamma
Oh no, non lo è
dice la mamma sdraiandosi sul nostro
tuo padre beveva tutto con la ca
nnuccia, anche l’alka seltzer. La
mia vita è stata un inferno. Tuo zio Rich
ard invece era un vero uomo. Era capace di
Coca-cola con una mano.
Mi ricordo, mamma. Stritolava anche quelle non sue. Una no
dice mia madre
che tu lo frequenti. Lui è così, così... pe
nso che andrò in città a comprarmi delle
scarpe da jogging. Vi
Sorrido. Fa sempre così quando non vuol
e ferirmi. Ha un armadio pieno di
dannatissime scarpe. Torno di là in pi
scina. Sono arrivati due amici di Lisa,
giapponesi credo, e si sono messi a pre
nk ha vomitato nella
Andiamo nell’altra piscina
dico. Tutti mi seguono. Attraversiamo il prato
tagliato di fresco che fa un
buon odore di prato tagliato
di fresco. Quand’ero bambino
spesso mi sdraiavo nel prat
o e stavo ore a pensare cosa sarebbe successo se una
ssata in quel momento e una vol
ta infatti passò e ricordo
e io immobile con tutte
e due le braccia ingessate
ascoltavo “Susie darling” di
Robin Luke e mangiavo purè, fu
lì che cominciò la storia
altrimenti, oh ma come cazzo posso
siamo troppo ricchi per
capirci qualcosa, lo diceva sempre papà.
dice Lisa. Tutta bagnata c
on i capelli asciutti fa uno
zzurri ma non del tutto, c’è un puntino nero
rché Wayne si è sparat
o per lei, un giorno
vorrei tanto anch’io trovare qua
un tavolo quattro righe di coca a forma
di svastica. È un bambino, in fondo.
dimenticare.
nella suite dell’Imperial Hote
l mentre il padre si faceva
una cameriera sul terrazzo. Ora i due gia
l bordo della mia
piscina. Arriva Sam con la
sua ragazza, una modella pe
Cosa gli è successo?
che la sua camicia azzurra
non è a rombi, ma a manghi, e comunque è
come quella di Percy Sledge, o forse
ro tondo con un buco
in mezzo che stava
graffio. Allora avevo duemila cannucce usat
e dentro al comodino e quando mio padre
Parigi e quando tornai nella mia came
Pensavamo che non saresti tornato
disse mia madre. Fu allora che cominciò
a bere. Adesso eccola lì che appare sul bo
rdo della mia piscina con quel suo sguardo
passo quando sa che ci sono i miei amici.
Un tiro di coca signora?
dice Hank.
dice mia madre.
siepe e finisce davanti al garage.
dice mia madre.
Mia madre si tuffa e si mette a nuotare
in acqua si è alzato l’altro braccio descrive
una curva ed entra in acqua e poi ne esce a
Mi accorgo che tocca il fondo con i piedi e
fa solo finta. I due giapponesi ridono contenti.
Sam dice che c’è una gara di frisbee
È meraviglioso
dice la modella
ci andiamo?
dice Sam.
sembra un bue e l’altra un frisbee, un’altr
a Percy Sledge che dorme, un’altra un
ma mio padre lo ha ucciso col
diditì. Eravamo felici allora.
dice la modella
ideale per fare un film sulla
vita di Dianne Arbus.
dice mia madre vedendolo steso sul fondo.
Cinquemila dollari a chi vuota la piscin
a e cinquemila a chi fa la respirazione
complesso. Quando lei aveva dodici anni suo padre si buttò dal ventesimo piano per
un investimento sbagliato. Suo fratello fece lo stesso l’anno scorso. L’altro fratello
vive su un davanzale di albergo a Miami.
dice Sam.
Hai una televisione lì dentro?
ma con la cannuccia.
Mia madre mi tira contro lo shaker, ba
lza sulla sua Honda e sparisce giù per il
boulevard in contromano. Io e Lisa tiriamo
su Hank, peserà almeno duecento chili
Una volta a Boston ho visto un negro inve
stito da una Cadillac ed era sdraiato
Non c’è tempo per queste sciocchezze Lisa
dico. Sollevo Hank e lo adagio
Tu non pensi che ai tuoi amici
dice Lisa impr
Mi sdraio su una sedia a sdraio. Bevo quattro Martini senza voglia. Poi mi tuffo e
acqua e così facendo il braccio davanti spinge
cosa che in California chiamiamo crawl.
iando come un gommone, e butta fuori
l’acqua. Entra mio fratello R
gazza, una Rockefeller che fa la
faceva alme
no i duecento.
Hai sentito del papà di Hank e di Hank?
dico.
Com’è finita la partita?
on sono neanche sicuro che sia mio
Ti faccio una foto?
dice la Rockefeller.
dico io
dopo voglio dipingerlo.
Cadillac. È ancora vestita
di mio figlio mi ha mollato?
o con trenta punti di Worthy. Non
cambierà mai. Queste sono le cose che
Vorrei morire, morire, morire, ma lo fanno
Il paese della nostra nostalgia è invece il
normale, il decoroso, l’
amabile, è la vita
nella sua seducente banalità.
ANN
Verso mezzanotte scoppiò il temporale.
Lo avevano annunciato tuoni sordi,
lontani, e poi i lampi avevano iniziato a illu
minare i sipari di castagni ai lati della
strada. Quando cominciò a piovere fittamente, rallentai. Il passo di Badie dista solo
valle, che porta il nome di Valle dell’Ombra.
Non vi batte mai il sole, e
spegnersi in un bosco fitto e umido, pieno di
tronchi morti. Ci sono pochissime case,
Guidavo l’auto con prudenza e apprensione
, ma presto la pioggia divenne così
pena a darmi qualche attimo
battevano sulla macchina con rumore sordo.
Uno di questi, come il braccio di una
scimmia mostruosa, coprì addirittura tutto
Accesi la radio per rincuorar
mi: confesso che avevo paur
strada per arrivare al paese più vicino,
e non mi sarebbe piaciuto restare bloccato in
stò muta. Ero ai piedi di una gola altissima, dalla cui
cima sentivo scorrere un torrente: nessun segnale, pensai, pot
eva raggiungermi.
ttere il rassicurante rumore de
l motore acceso. Finché tutto
tacque. Fu allora che avvertii il s
ilenzio secolare di quel bosco.
nonostante l’ora tarda. Cercai di immagina
re cosa avrei raccontato a Lea, che mi
mestiere. Poi i miei pensieri presero s
ubito un’altra direzione, meno rassicurante.
ricordo ancora le strane dicerie sugli
abitanti di Valle dell’Ombra. D’inverno passava per il mio paese un vecchio ombrese
va il paese per comprare sacchi. Decine di
sentii andarsene cantando questa canzone:
sarà la notte la tua padrona.
Non sentivo ora, nel rumore del vento ch
e piegava gli alberi, le note di quella
Un brivido mi percorse la schiena. Il
calore nell’auto stava diminuendo. Reagii
all’improvviso con un moto d’ira: non era possibile che a pochi chilometri dalle luci
della città mi lasciassi spav
entare da un temporale autunnale. Uscii dall’auto e la
pioggia gelida mi frustò il viso.
Feci pochi passi e mi rincuorai subito:
una luce balenava proprio in fondo al
Mi incamminai bagnando le scarpe nel rivolo d’acqua sporca che veniva giù dal
calanco roso dalla pioggia. Un uccello nottu
rno passò sopra di me, sospeso nel buio, e
ermene, quando arrivai
davanti alla luce,
stavo correndo. Intravidi una casa di contad
ini con i muri scrost
sembravano chiuse da chissà
quanto tempo, ma dalla m
o scandito da due lampi paurosi, la
porta si aprì e vidi qualcuno che in un
primo momento non riuscii a distinguere.
Poteva essere un bambino o un uomo molto pi
ccolo. La sua voce era un rantolo, una
. Quando sollevò la lampada, vidi una
entosa, con occhi sporgenti da ro
spo su un viso rovinato da
qualcosa che sembrava un’ustione. Era deform
ata dall’artrosi e si muoveva come se
fili invisibili la torcessero tormentandola. La
pensai con un brivido. Controllai i nervi
e iniziai a spiegarle la mia situazione.
Sono rimasto fermo con la mia auto pr
i potesse lasciarmi
La vecchia rise. Un ri
Qui non c’è telefono... ma lo
lo conosce?
Eravamo... compagni di scuola
on. Non è illuminata, stia attento a dove
cammina. E mi raccomando
hia ebbero un lampo
entri dalla
porta principale.
a testa di lupo... segua il mio
ma... come fa a conoscere il
mio nome?
La vecchia non rispose. Richiuse la porta
quel nome aveva provocato in me tale turbamento, e
perché mi fermai sotto la piog
scalinata verso la villa. Oleron e io eravam
o stati compagni di collegio, ed eravamo
stati legati da una strana amicizia. Ma io avevo sempre
avuto paura di lui, fin dal
primo giorno in cui apparve. Frequentavo
costruzione in stile littorio sulla collina della
vedemmo avanzare nel viale una carrozza
vecchio stile, tirata da due cavalli.
dagli occhi sottili, quasi or
ientali, con lunghe e folte sopracciglia nere che
atezza del resto del viso
di qualche battuta
a mezza voce. Ma gli
scherzi si arrestarono subito di fronte al s
È come se facesse odore di cimitero
ricordo che commentò un collegiale,
cì a far ridere nessuno.
a sé e gli altri collegiali una cortina
separatoria. Non sembrava farlo per snobismo, né per alteri
gia. Non si interessava di
sembrava interessarlo. Non parl
ava con nessuno e gli insegnanti
avevano, come noi, paura di lui. Era uno
scolaro del tutto imprevedibile. A volte,
chiamato a rispondere, diceva semplicemen
te: “Non vengo” con aria annoiata. E
nessuno riusciva a convincerlo: lasciava ch
e l’insegnante consumasse il fiato nella
alcune materie. Era
bravissimo in latino e in greco, amava al
esempio l’anatomia. Era indiffere
e, morti violente, paesaggi
infernali. I suoi temi
contrasto con la sua persona, co
me se in essi egli cercasse
tutto il tempo libero in un an
golo della biblioteca, e sbirciando potevo vederlo chino
cevo, Milton e Lovecraft, Po
ra e demonologia. Con le
mani bianche contratte sulle tempie, leggeva
per ore. E nulla di quello che accadeva
nel collegio sembrava riguardarlo. A sera
non veniva neanche più alla mensa comune,
mera. Spesso si vede
Gli insegnanti, dopo una riunione in cui il preside comunicò loro qualcosa sulla
lle sue stranezze, e si spensero anche i
to Cesar, un ragazzo grosso
e aggressivo, una specie di capoclasse nel
ua Maestà”. E giurava che prima o poi
In realtà l’educazione fisica non era tenuta in
assistevano con sberleffi e incitamenti.
macchia di rose selvatiche in fondo
Avvenne che una volta Cesar decise che
seria” e con fare da padrone
ci convocò uno per uno in
Siamo dodici della nostra classe
disse Cesar
disse Werner, un rosso maligno
ma il dodicesimo è Sua Maestà.
Cesar restò un attimo immobile, sbuffando
Sua Maestà questa volta giocherà
disse, e si incamminò verso la macchia di
rose. Noi lo seguimmo, e lo vedemmo esitare
davanti ai cespugli. Lì dentro c’era il
mistero di Oleron, che nessuno di
vieni fuori, abbiamo bisogno di te.
qua a giocare tra noi mortali o ti faccio un be
ll’occhio nero, in tinta con i tuoi vestiti.
Oleron uscì dalla macchia. Gli occhi brillava
no ironici, e una spina gli aveva rigato
la guancia di un graffio rossastro, come
il baffo di un animal
sicurezza, ma ormai era in gioco e disse:
tanto divertente,
ma adesso verrai a
Oleron sorrise: un sorriso come un fiore ve
zzava con l’ultimo brivido delle ali, una
Io mi diverto così
più Oleron, né cercò la sua compagnia.
mpre di più. Si diceva che per qualche
motivo le donne delle pulizie non volevano
da solo e di tenerne la chia
ve. A scuola, continuava ad
alternare ottime versioni in latino e greco a
categorici rifiuti di essere interrogato. Se
religione, sibilava frasi sprezzanti e
bestemmie incomprensibili. Continuava a
leggere i suoi libri maledetti che nessuno
osava sequestrare, e diventava sempre più
magro e pallido. Da quando era entrato in
risultava che avesse scritto o ricevuto
All’inizio di febbraio, cominciò ad arriva
re a lezione in ritardo. Giungeva con gli
accasciava sul banco. Spesso si
addormentava e si svegliava
lanciando un grido strozzato.
in latino e in greco. Una mattina arrivò con
una ferita sul collo. All’ultima ora, quando ci
preparavamo a lasciare l’aula, vidi che
lida. Alzò la testa
Sto benissimo e non ho bisogno di nessuno.
Si alzò barcollando e andò a chiudersi nella sua stanza.
Ma quel pomeriggio ebbi una sorpresa. St
avo studiando storia nella biblioteca del
collegio, una stanza dai soffitti altissimi, affrescata con scene simboliche che nelle
evocare la Divina Commedia.
Oleron silenziosamente mi scivolò vicino.
Posò sul tavolo un libro e mi mostrò
un’illustrazione. Era una scena mostruosa:
una reggia orientale dove due tigri
sbranavano fanciulle e fanciulli sotto
l’occhio di un sultano sadico.
È più interessante di tutto questo, no?
disse poi, chiudendo
il mio libro
sso nei castelli misteriosi, nelle
menzogne! La storia è fatta di crudeltà!
Non risposi. Le illustrazioni del libro mi
attiravano e mi spaventavano. Oleron mi
Ascolta
nel mio spirito caddero abbracciati.

Non mi sembrano parole sensate
dissi nervosamente
così a una ragazza.
Oleron sorrise e mi mostrò un altro lib
ro. Era il “Processo a Gilles de Rais”.
nato dall’amore di un
uomo e di una donna. Tutto quello che ha fatto
Come nella tua e nella mia. Se il vanil
oquio dei “maestri” di questo collegio, di
che si trovava anche lui in biblioteca.
Come se avesse avvertito quello sguardo,
l’insegnante ci disse di stare zitti e di non
disturbare. Avidamente, iniziai a leggere le
rrideva come se legge
sé, pagina per pagina.
Il giorno dopo a scuola, non riuscivo a presta
all’improvviso mi fu di nuovo vicino. Mi mo
pregiata, e un’illustrazione. Era un disegno di
Beardsley per “Ligeia” di Edgar Allan
Cosa te ne sembra?
È affascinante, Oleron
risposi
ma dove portano questi libri? Che speranza
mai dobbiamo preferirli ai libri che ci propongono a scuola,
su Edgar Allan Poe.
“Esiste allora una diabolica Provvidenza
unque delle anime sacre, vot
la morte, calpestando le pr
inutilmente si addentrano nel mondo, ai
suoi fini ultimi, agli stratagemmi;
za, sprangheranno tutte le usci
virtù sarà il loro tallone di Achille,
il germe della loro
Iniziò così la mia amicizia
a capire i motivi delle sue
mi spiegò
sono lingue dei libri magici. Anche l’arabo e il
cinese antico sono lingue che custodisco
È il luogo dove abitano coloro che esistevano prima di noi, e un giorno di nuovo
abiteranno il mondo. Quando ritorneranno, essi
ci interrogheranno in queste lingue.
formule, a chi non saprà pregare! E non le
sordide preghiere della resa e della sottom
ungeremo e bruceremo nel rogo tutti coloro
che nel rogo ci uccisero!
. Ma evidentemente non ero altro che uno
ù affascinato da lui,
tanto che poco alla
avrebbe portato un nuovo libro. Iniziai anch’io a cercare quei testi. Questo
cambiamento non passò inosservato. I prof
essori informarono i miei genitori sui
pregiudizi che quell’amicizia arrecava al
mio rendimento scolastico. I compagni
Una sera, mentre passeggia
mi disse con la paura nella voce.
Non frequenti quello strano ragazzo, signor Egistus! Fino a poco tempo fa
sentivo venire rumori strani. Una mattina di
edi un’occhiata dalla finestra. Era come
. Tutto era rovesciato... ribaltato. E il
materasso era come sventrato da... non so
quale mano... e sul muro... c’erano quei
Quali segni?
era apparso Oleron. L’ala di capelli neri
gli copriva metà del viso, e l’espressione
donna scappò, e la vidi addirittura farsi il segno della croce.
Qualcosa mi dice che
stavate parlando di me
compagno fosse strano. Nota
lunghezza delle sue mani.
Non crederai
mi disse
a tutto quello che ti viene detto su di me...
perché non mi hai ma
tua camera?
Per qualche giorno ci frequentammo pochi
ssimo. Su di lui ora fiorivano molte
no morti di una mala
ttia misteriosa, di
che era un pervertito. Una voce più terri
bile riguardava certe sue crudeltà, che
avevano indotto i parenti a chiuderlo in colle
dica prima di entrare nel collegio.
Come talvolta succede, questo stillicidio di
In fondo stava da
solo e non infastidiva nessuno, a differenza
conoscevo le perfidie e le mali
gnità. C’era, nel suo dignitoso isolamento, qualcosa di
ri di scuola non avevano più lo stesso
significato per me. Poco per vo
lta il mio disinteresse per lo
studio divenne totale, e il
mio sguardo verso i compagni sprezzante come quello di Oleron.
Nessuna delle parole che sentiamo in quest
a prigione è degna di essere ascoltata,
Forse era vero. Esistevano altre parole, in
una lingua arcana e terribile. A cosa, a
chi dovevamo ricongiungerci?
sa, trovai Oleron che mi as
molto freddo, aveva nevicato. Indossava un
mantello nero, un po’ ridicolo per un
qualcosa da farti vedere.
che chiudeva il collegio dalla parte dei
campi. Alcuni mattoni erano stati tolti, e
con facilità. Qualche
collegiale usava quel “passaggio” per le sue
escursioni notturne,
ma noi lo scalammo
di giorno, e fu un miracolo se nessuno
agilità e si mise a camminare di buon passo
Incurante delle mie domande,
aia tra cespugli di more,
finché giungemmo a un edificio bianco. Oleron si arrampicò su un muro e poi sul
alcuni uomini. Dai loro movimenti e dalle lo
ro urla non era diffic
pazzi furiosi, e che quello er
a il cortile di un manicomio.
loro hanno visto
guardato la Medusa negli occhi. Melmot
Ascoltavo impaurito il delirio di Oler
on inframmezzato dalle grida e dalle
implorazioni di quegli sventurati. Ma nella
verità li ha spezzati. Eppure c’è chi può
guardarla in faccia. Quando io la incontrerò, non risponderò con queste grida e questi
Questa è la prova che
esistono! Cosa può avere ridotto così queste persone?
I suoi lineamenti erano stravolti, mentre mi inchiodava le braccia stringendomi con
mi fai cadere!
Oleron sembrò non sentirmi. Mi spinse fi
n sull’orlo della grondaia. Sotto di me
ava la scena atterrita.
Oleron si fermò, mi sorresse e
Coraggioso Egistué! Tu vuoi conoscer
o. Sei un pessimo allievo!
Lo guardai mentre camminava davanti
a me tornando verso il collegio. Mi
duto se non fosse arriva
Oleron saltava davanti a me ap
mantello. Il cielo si era
sembri un pipistrello.
Oleron si appoggiò allora a un albero, chi
suo corpo, una deformità che non avevo ma
i notato. Sentii che in quel momento, se
avesse voluto, avrebbe potuto far accadere qualcosa di orribile. Si
passò una mano sul
volto. Vidi che tremava.
Rientriamo
Fummo naturalmente scoperti, al ritorno.
Ci minacciarono di espulsione. Ma era il
tempo delle vacanze di Pasqua e fummo pe
rdonati. Saremmo torna
ti a casa per venti
accadendo. Lei era un ottimo allievo. Ora
c’è un’ombra nefasta sul suo capo, e
quest’ombra ha un nome. Spero che lei se ne
I giorni che trascorsi a casa mi fecero se
mbrare il collegio mille miglia distante.
Era come se, lontano Oleron, fossero scompa
rsi anche tutti i pensieri che mi avevano
intossicato. Leggevo ancora i libri di Poe,
Baudelaire, Nodier, Lewis e Milton, ma mi
sembravano assai diversi. Nulla di diabolic
o. Solo la fantasia e la sofferenza di
uomini come me.
I miei genitori, vedendomi
così sereno, furono molt
o sollevati. Giungemmo anche
ndolo “il conte gufo”. Sì, lontano egli non
aveva più alcun potere. Mi giunsero intanto
lato. Che era stato
coinvolto in “atti innominabili” e solo il pr
estigio della famiglia
aveva messo tutto a
tacere. Fantasticai a lungo su quegli “atti innominabili”.
ici che erano venuti a trovarci nella casa
di campagna: bionda, con gli occhi azzurri,
ttimana che ci eravamo conosciuti, già ci
baciavamo in ogni luogo remoto, ed ero il pi
ù felice degli uomini, mentre lei diceva
E dire che quando sono venuta la prima
volta mio padre mi aveva messo in
Tornai alla “prigione” del Collegio. Ma
ormai mancavano meno di tre mesi alla
Avevo ripreso a frequentare Cesar e la sua
banda. Passavo il tempo a studiare e a scrive
che i miei compagni mi evita
vano di nuovo. Non mi ci vo
lle molto a capire cosa era
Me lo trovai improvvisamente davanti a
ll’uscita della mensa. Era ancora
dimagrito, quasi spettrale. Portava il segno di
un’ennesima ferita
alla gola. Iniziò a
Devi aiutarmi Egistus.
sono venuti e mi hanno parlato,
sono più
forti di me, ma ho resistito. Devi aiutarmi!
r più spaventoso. Come se
dentro di lui che combattevano, ognuno cer
acuta e isterica mentre diceva:
lo modo per resistere a loro... ed è diventare come
tu vedrai... tu non sai come ci si può
Improvvisamente mi guardò negli occhi.
Tu sei cambiato!
Parlò con una ferocia gelida che mi atterrì
. Non sostenni il suo sguardo e corsi
nell’aula. Lui mi fu
e tu hai perduto
puoi abbandonarmi ora...
o. La bocca gli tremava.
Capii che dovevo liberarmi di lui finché ero in
tempo: con un grido mi divincolai e
professore interruppe la lezione. Subito
chiese cos’era successo. Io non risposi. Il
professore gridava. Oleron taceva a testa
china. Poi alzò la testa e s
putò in faccia al professore.
La scuola finì. Fui promosso e lasciai il co
llegio senza rimpianti. Prima dell’estate,
che dopo l’espulsione dal collegio viveva
a Barcairn ed era mo
Inutile dire che mi rattrista
per un paese straniero. Non vorrei lasciarti un cattivo
ricordo di me: sei stato infondo l’unico
amico che ho avuto in
questa sfortunata
vacanza tra i mortali. Ti prego di venire a casa mia domani sera,
con la tua candida
che anche io sono capace di sentimenti


accorgersi davvero della mia esistenza,
e trattare qualcuno come
tra i mortali” e “la tua candida comp
agna” denunciavano che non tutto era placato
nella mente del mio compagno.
Riuscii a convincere Eleonor
di Barcairn, un tempo ricco, ora decaduto.
muri erano coperti da una cascata di edera
ormai disseccata, di color giallo spento
. Qua e là spuntavano pezzi di affreschi
scrostati, stemmi araldici, e teste di lu
nell’appartamento. Oleron ci
attendeva, in piedi al centro della stanza,
una stanza grande, con soffitto a volta. In
un mazzo di rose bianche dal profumo
dolciastro. L’unica luce proveniva da una
lampada a stelo a forma di airone, le
lla di diabolico in quella
stanza... piuttosto un’indefinibile sensazione
serviva cibo e vino.
lasciava intravedere il collo martoriato dalle solite strane cicatrici. Sembrava calmo e
di spirito. Si informò sui professori che
chiamò “quel gregge di inquisitori” e
quando gli parlammo de
una spiaggia piena di bagnanti col mio
un bell’avvenimento.
Questa volta ridemmo tutti e tre. Anche
Eleonora si rilassò. Oleron continuò a
bere ed era sempre più bri
na, per farci una sorpresa,
disse. Rientrò accompagnato dalle note di
re. Notai qualcosa che mi
definire... era come se fosse
la mano di un altro.
Ma era certo una mia impressione,
ballava, bianca e bellissima tra le braccia
Oleron conduceva con maestria e girarono
lasciò cadere su una poltrona ridendo.
Mi gira la testa
. Oleron le teneva una mano.
ci rassicurò
Non dovevo farla ballare subito dopo cena
Così rimasi solo con Eleonora, sosten
endole la testa. Sembrava dormisse. Il
respiro era regolare, ma non rispondeva ai miei richiami. A questo punto sentii dalla
stanza vicina un rumore agghiacciante
. Era una voce profonda, non umana che
sembrava venire dalle
viscere della terra:
Il lamento di un mostro sotterrato.
Oleron!
La porta si aprì e lo vidi. Era mutato
. La maschera era caduta e avevo di nuovo
davanti il vecchio Oleron, il mostro pa
quanta messa in scena!
Che ridicola commedia.
chiesi tremante.
to la strada
E tu ora mi aiuterai a compiere il passo finale,
dobbiamo esitare.
Oleron
che razza di discorsi stai facendo?
sarà il nostro dono per gli
cente. Ricordi l’illustrazione del primo
libro che ti mostrai, Egistus? Ormai dovr
quali sono le vittime
Demonio!
non toccarla!
proseguì Oleron
con una polvere nel vino. E ora mi
lampada e la lanciai contro
Oleron. La scansò, ma la lampada cadendo sulla tovaglia
e non capii. Presi Eleonora tra le braccia e
fuggii fuori. La stanza di Oleron era ormai in
mai. Lo sguardo che mi lanciò quando ci
separammo, non potevo dimenticarlo. La
QUALSIASI
avesse contenuto. Le ultim
e parole di Oleron furono:
— Ci rivedremo,
riappariva nella mia vita.
giorno, avevo ripensato a ciò che era su
ccesso. C’era veramente qualcosa (e che
convinto col tempo che era stato soltanto il
delirio di un ragazzo folle e maniaco che
ritornava, e la ragione non mi sosteneva più
contro le ombre che risorgevano in quella
Aveva smesso di piovere. Se il destino aveva sospinto lì i miei passi, dovevo
affrontarlo. Salii gli scalini lentamente. Sullo
sfondo della montagna mi apparve una
vecchia villa tutta balconi e pinnacoli, c
on un giardino incolto e statue decapitate.
Sotto il tetto alcuni gargoyles a testa di
aperti malgrado il freddo, tende
rosso fuoco si muovevano al
fosse percorsa da una febbre interna. Sentii di nuovo il gemito dell’uccello notturno.
Non era molto cambiato. Lo stesso pallo
mutamento, due rughe profonde ai lati de
ancora nerissimi. Sì, il tem
po aveva risparmiato Oleron.
Sono le due di notte
disse senza riconoscermi
Oleron... sono Egistus... siamo stati compagni di scuola...
Oleron alzò la lampada per vedermi meg
lio e sembrò assai più turbato di me.
All’istante si trasformò come nella notte
di Barcairn, divenne esageratamente gentile,
sembrò addirittura spaventato. Ma
Che sorpresa
cchina si è bloccata propr
io sotto la tua villa.
disse Oleron,
facendomi accomodare con un gesto cerimonioso.
Non risposi. Oleron accese un’altra lampad
a sul tavolo e mi apparve una stanza
noscritti e il cranio di
re davano al tutto un riflesso
sanguigno. Era proprio la
casa che avrei potuto immaginare per Oleron.
Mi fece sedere e si informò della mia vi
ta con molta cortesia
. Gli rispondevo quasi
a monosillabi. Più il mio ospite si sforzav
a di essere normale,
cercando di mettermi a
mio agio e più sentivo sospeso su di me
un pericolo tremendo. Qualcosa che mi
Gli dissi della mia carriera di giornalista
, e lui mi raccontò che dopo aver trascorso
lineò con un sorriso) era tornato in quella
villa, eredità di famiglia, dove viveva solo.
Comprava e rivendeva libri rari e la sua
vita scorreva “tranquilla e un po’ noiosa”.
Non credevo a una parola di ciò che mi
delle voci non molto lontane. Gli chiesi ch
come mai conosceva il mio nome.
e... abbiamo provocato, ma
tu mi hai
obbligato a farlo.
ltare qualcosa proveniente da
lontano, poi chiuse una
porta di fianco alla biblioteca. Si se
Ora che il caso ti ha portato qui Egistus, è bene che ti spieghi
o... ero un ragazzo un po’ folle, con i
Un festino?
ra non capisci? Pensi che fossi così
abolica, ma qualcosa di
assai più comune agli adol
escenti... Recitavo sempre, a qu
ei tempi... e quando vidi
Eleonora, fui sconvolto... avrei fatto qualsia
si cosa per una ragazza così bella... e
pensai che con la paura avrei ottenuto ci
perversa... ma mi eccitava l’idea.
farci l’amore? E anche io...
Esatto. Molte cose potevano succeder
sa avevo sentito levarsi una voce di
come quella sera!

Di là
cosa c’è di là?
Non ho sentito niente
Una voce di donna, spaventata.
Oleron uscì dalla stanza.
disse
o. Mi aggirai turbato per la stanza.
Vidi sulla scrivania quattro pugnali affilatissi
mi. Uno era ornato di strani disegni e
on illustrazioni veramente terrificanti,
grigia. Un volume mi attrasse
particolarmente: era la stor
ia della famiglia Oleron dal
1650. Volevo aprirlo, ma era blo
idasse contro qualc
vento entrò dalla finestra e scompigliò le
onobbi la scrittura: era di Oleron. Lessi l’inizio:
questo è oltre ogni pensiero e ogni
immaginazione... ciò che mi è successo non era
scritto in alcun libro, in alcuna piega

Così mi sorprese Oleron: mentre leggevo il suo diario.
Vent’anni non ti hanno fatto perd
visto che stai frugando tra le mie cose.
Mi strappò il libro. Vidi che le sue ma
stranamente appuntite. Con un’unghia mi ferì.
difenderò i miei segr
non c’è nessuno di là. Siamo soli con i nostri
fantasmi. Forse arrivano voci dalla casa
vicina. A volte l’eco della mo
Ci sedemmo davanti al camino. Accese
il fuoco con cura, e mi spiegò che non
potevamo perciò chiamare nessuno. Il tempo
era brutto: avrei potuto passare la notte
lì sul divano, e all’alba sarebbe
chiesi
Solo una, la mia
disse Oleron, scomparendo co
l viso nel cono d’ombra del
camino.
Oleron, non ti credo: e non mi inganna la tua ge
qui. Ma so che questa volta scoprirò il tuo mistero.
dissi con tono di sfida
quella notte a Barcairn sentii nella stanza
vicina un suono mostruoso... come il lamento di una qualche creatura.
Oleron strinse le labbra e si passò una
esageratamente allegro.
Ma certo, ora ricordo: il mio vecchio
giradischi... era mezz
ciotto giri, ecco che cos’hai sentito.
Cercò di ridere. Ma stavolta er
ano i miei occhi a inchiodarlo.
E quelle ferite che avevi sempre sul collo?
Adesso penso che dovremmo
i tempi domattina. Vado a prenderti una
Restai di nuovo solo. Aveva ripreso a piovere:
!) vidi un’ombra attraversare
il prato, dirigendosi verso il
animale.
Non veniva da fuori: veniva dall’intern
guì un grido di donna,
chiaro ma lontano, come pr
nea. Il sangue mi si gelò
nelle vene. Ero ormai sicuro che Oleron mi nascondesse qualcosa di orribile. Mi
tornarono in mente le sue parole di ve
La porta si aprì lentamente. Dal bui
o emerse qualcosa che muoveva un’ala
forza che avevo in corpo.
Quando il “qualcosa” entrò nella zona di
luce della lampada, vidi che era Oleron,
n più terribili?
Hai i nervi a pezzi Egistus... proprio
tranquillo gentiluomo di campagna
e, appoggiate al bracciolo
del divano, la bocca crudele,
le sopracciglia come ali di uccello. Il ru
more della pioggia si era fatto più forte.
Dimmi la verità, Oleron
Non mi guardò. Fissò il palpita
verità e altre che la verità spezza
orno in un cortile. Allora sperai che tu potessi
percorrere la mia strada. Sbagliavo: anche tu
preferisci la luce alle ombre. La notte
drona. Ma non sfidarla!
hé essa è al di sopra dell
a forza del tuo cuore. Credo
che faresti meglio ad a
ndartene subito, Egistus.
se qualcosa stesse mutando
nella sua gola. Ero terrorizzato, ma av
Resterò qui stanotte, Oleron.
Stai attento, Egistus
disse. Mi sembrò che la sua figura si rattrappisse.
Non uscire da questa stanza per nessun motivo.
Questo è l’ultimo consiglio che ti do.
Per nessun motivo!
o si affievolì, come soffocato da una
a un’angoscia intollerabile. Una parte di
me voleva fuggire, l’altra mi teneva inch
iodato a quel luogo; mi diceva che se non
non avrei più avuto pace. Era forse giunto il momento che
entrato, uccello notturno, nel giorno
della mia giovinezza. Forse anche da prim
a. Da quando, fanciullo spaventato,
del vecchio:
sarà la notte la tua padrona.
Osservavo la stanza di Oleron, i suoi libri
dusa, le tende rosse
da un’infinita pena per la
tristezza di quella vita, per quella solitudine
di tomba che nessuna grandezza avrebbe
mai potuto veramente illuminare, neanche
sembravano gli unici compagni di strada di Oleron.
gli alberi, mi sembrò di vede
Badle. Forse sarebbe stato meglio partire.
sulla notte dell’incendio fosse vero. Credere di
aver immaginato tutto. Ma proprio in
quel momento feci una scoperta che dissolse i miei dubbi. Dalla finestra aperta vidi, a
da e leggera. Soffiava un vento freddo,
odoroso d’erba. Scrutai il muro della casa e
vidi subito i fili di collegamento. Era
issà perché accolto con la lampada a
avvertimento o un’indicazione? Fu proprio
lì che mi diressi. Ormai non esitavo più: mi
trovavo in quello stato di particolare
lucidità senza pensieri che accompagna
l’uomo nei momenti di estremo pericolo.
Spinsi il battente, una testa di lupo con due
occhi di zircone: con mio stupore, la porta
altra porta, che lasciava filtrare una luce
azzurra. Sentii distintamente provenire dall’
cupo rantolo. Il momento era giunto. Aprii di colpo, e vidi!
Vidi una stanza arredata mode
rnamente in colori pastello, con ampi divani di pelle
bbronzatissima. Vicino a lei sul divano
dormivano due ragazzi, floridi come lei.
La donna mi scrutò
conoscerla: sono la contessa Oleron, sua moglie.
Inutile dire che non riuscii a spiccicare
strada di qualche
oprio una normale signora d’alto bordo che
esibiva i suoi gioielli alle due di notte da
vanti a un televisore su cui andava in onda
Ecco perché gli ululati, le grid
a misteriose. Mi mancò il fiato.
La donna continuava a parlare, sgranando
disturbato prima, quando Oleron era venuto
a sgridarla perché teneva il volume della
tivù alto, immagino abbiate tante cose da di
rvi dopo vent’anni, certo le amicizie di
avendo studiato in Svizzera aveva perso i
sentiva bene da due giorni,
? A volte non ci sentiva da uno a volte
ereditaria in quanto anche i bambini soffrono
di otite, Selvaggia e Bartolomeo li vede stravaccati qui, se non guardano la
televisione non si addormentano, delle volte
ci addormentiamo tutti e quattro e la tivù
era se non arrivava le
i, perché Oleron non
entusiasmino preferisco la sofisticated co
medy, comunque meglio che mio marito stia
qua davanti alla tivù, piuttosto che in que
provato a cambiargli la mobilia, una volta ho
uirgli la scrivania
lendida, ma lui niente vuole vivere tra le
sue mummie con quella mania della lampada a pe
trolio e quei libracci, ma per il resto
è un buon uomo, cosa vuole ognuno ha il suo
clienti perché come avvocato
ufficio, quello l’ho messo a posto io glielo
color perla, se l’immagina dover parlare di
quadri, scapperebbero via tutti, ieri avev
amo qui il dottor Wantel il presidente del
Wantel ci è andato e quando è tornato, pa
dove, per il resto Ole è un brav’uomo, meg
beve qualcosa signor... signor?
L’arrivo di Oleron interruppe quel monologo. Uno dei bambini si svegliò e come
Oleron mi guardò. Era in pigiama, un pigiama a righe azzurre. Si accasciò sul
divano. Non riuscivo a guardarlo. La conte
ascoltavo. Mi alzai di scatto e dissi:
Bene, signora... ora che ho avuto il pia
cere di conoscerla, devo ripartire...
Ma come!
alcuni amici di Badle
traineremo la
macchina con un cavo.
La macchina? Ma Ole, non mi avevi detto nulla...
della città erano ben
visibili. Oleron parlò.
. È vero, sono un tranquillo avvocato di
provincia, con una moglie noiosa, due figl
l’orrore che non mi attendevo,
non si sono mostrati. N
on mi hanno scelto. E
quando sono arrivati, erano molto diversi
da come li immaginavo sui banchi di
scuola. Ora mi occupo di ma
trimoni, eredità, e un giudice d
ecide per me il bene e il
male. Ogni tanto mi chiudo a leggere nella
mia biblioteca. Bevo. Ho quarant’anni e i
polmoni malati. Tutto qui.
Perché questa commedia allora?
Tu ricordavi un giovane demonio. L’
tte a Barcairn mi
aveva dato su di te un insperato potere. Er
che facevo c’era speranza. Tutto ciò che pote
vo sognare, anche se orribile, lo amavo.
Era la mia ricchezza. Ho pens
volta, almeno tu mi avresti
ricordato come ero in quei giorni. Qua
motivo avrei voluto che tu scoprissi la verità
Disse queste parole con tono distante,
indifferente. Mi sembrò vecchissimo.
istus. Grazie della tua amicizia.
Così lo vidi per l’ultima volta, un signore magro che camminava sull’erba in
Il mio autista ha riparato la tua auto
puoi ripartire.
Ci salutammo.
L’auto brillava, bagnata sotto la luna. Mi
si subito in moto. Guardai su verso la
villa, ma tutte le luci erano spente, e non
alberi. Il libro di Oleron era chiu
so. L’ultima pagina toccava a me.
Arrivò a Badle che era l’alba. Il portie
strada di Valle dell’Ombra
Oleron. L’avvocato era un mio compagno di
Il portiere dell’albergo distolse lo sguardo.
Capisco signore... mi dispiace
Che l’avvocato Oleron fosse suo amico.
Il signore mi prende in gi
Il giornalista rabbrividì e riuscì a dire:
L’avvocato Oleron, una notte di tre anni
fa, dopo aver ucciso la moglie e i due
lla sua casa. È rimasta solo
la dépendance c
on due vecchi
servitori. Sembra che nella villa ci fosse
andato distrutto dalle fiamme. Nessuno
certo lei lo conosceva meglio di me...
I vecchi dovrebbero essere esploratori...
bbe piaciuto molto andarci.
ma era l’ora di punta e c’era un flusso
continuo di macchine.
Cerchiamo un semaforo
disse Alberto.
Camminarono finché ne trovarono uno, ma
mo a passare in un momento in cui tutti
do rimase incastrato in un parafango e il
a parte della strada.
a a destra e bestemmiando e insultando
rada e posteggiò nel solito lato
, quello da cui erano partiti i
do venne un’altra idea.
Mi sdraio in mezzo alla strada
e faccio finta di essere morto
le auto si fermano tu attraversi
veloce, poi mi alzo e passo io.
Non possiamo fallire
Allora Aldo si sdraiò in me
un’auto nera e non frenò, gli
si dall’altra parte della strada.
Forza che ce la fai!
Ma passò una grossa moto
Che facciamo?
no molto magri tutti e tre). Aldo puntò la pipa contro la
disse Aldo
Alfredo non comprese bene la
minaccia, però si spaven
tò e cercò di voltare a
sinistra, ma piombò una Mercedes che li centrò in pieno. Arrivò la polizia.
Com’è successo?
chiese.
disse quello della Mercedes.
disse il poliziotto
Volevamo attraver
Ah, gli anziani d’oggi! Imprudenti. C’è
La prego, ci faccia attraversare
Dobbiamo andare ai giardini
Se no mi riempiono di tabacco
Neanche per sogno, vi riaccompagno
disse Alberto indicando il marcia
Allora vi ci riporto, e guai se
cercate ancora di attraversare
Quando il gioco diventa duro
i duri incominciano a giocare.
ELUSHI
oppure saremo noi a portar via un treno.
Perché il nostro quartiere si chiama
za. Senza cosa? Senza autoradio, senza
portafogli, senza dentiera, senza orecchini, senza gomme dell’auto. Anche le gomme
da masticare ti portano via se non stai atte
nto: ci sono dei bambini che lavorano in
altro la prende al volo.
In questo quartiere sono nati Pronto Socco
rso e Beauty Case. Pronto Soccorso è un
e le vende al posto delle vecchie. La mamma
mondo. Praticamente un frigo. Pronto è stato concepito lì dentro, a dieci gradi sotto
zero. Quando è nato invece che nella cu
lla l’hanno messo in forno a sgelare.
Fin da piccolo Pronto Soccorso aveva la
passione dei motori. Quando il padre lo
portava con sé al lavoro, cioè a rubare
a dentro il cofano
della macchina. Così Pronto pa
pistoni, e la meccanica non ebbe più misteri pe
triciclo azionato da un frullatore. Faceva
Allora rubò la prima moto, una Guzzi Im
perial Black Mammuth 6700. Per arrivare
ai pedali guidava aggrappato sotto al serbat
sembrava il vascello fa
ntasma, perché non si vede
Subito dopo Pronto costruì la prima moto
truccata, la Lambroturbo. Era una
lo chiamammo Pronto Soccorso. In un anno si imbussò col motorino
duecentoquindici volte, sempre in modi divers
i funerali, volava giù dai ponti,
Ma Pronto era come un gatto: cadeva, ri
mbalzava e proseguiva. A volte dopo esser
arrivare rotolando dal
Beh, l’importante è arrivare
Beauty Case aveva quindici anni ed era figlia di una sarta e di un ladro di Tir. Il
un camion di maiali e lo avevano preso
mentre cercava di venderli casa per ca
sa. Beauty Case lavorava da aspirante
parrucchiera ed era un tesoro
era così piccola che riusciva sempre a
Era una sera di prima estate, quando d
finalmente la luce fuori dai sandali. Pronto Soccorso gironzolava tutto pieno di cerotti
mamma le faceva con le
vecchie cravatte del babbo. Con una
cravatta gliene faceva tre.
le gambe come neanche la più topa
delle top model, le accavallava che una faceva le carezze all’altra, e aveva delle
bellissime gambe con la caviglia snella e scar
dritto nel cuore.
il film quando Biancaneve canta nella foresta,
taci che cantano con lei? Be
ne, la scena era uguale, con
mille e tutto intorno ragazzini ragazzacci
e vecchioni che muovevano la lingua a tem
mondo, dai quasi casti ai quasi reato.
Allora, dicevamo che era una sera di pr
ima estate e gli uccellini stavano sugli
accelerata in quattro tempi andante mosso
no non era abbastanza pericoloso. Vide
Beauty e cacciò un’inchiodata storica. L’inch
iodata per la verità non ci fu perché, per
motivi di principio, Pronto non frenava
mai. La prima cosa che faceva quando
truccava un motorino era togliere i freni.
“Così non mi viene la tentazione” diceva.
Quindi Pronto andò dritto e finì sullo sc
ivolo dei bambini, decollò verso l’alto,
rimbalzò sul telone del bar, finì al primo
piano di un appartamento, sgasò nel tinello,
rambolò contro un
bidone della spazzatura, sfondò la portiera di
Ti sei fatto male?
Tutto calcolato.
Beauty fece “ah” con la lingua mirtillata in
bella vista. Restarono alcuni istanti a
Bella la tua minigonna a pallini.
Quali pantaloni? stava per chiedere Pronto.
Poi si guardò le gambe: erano talmente
piene di crostoni, cicatrici e grattugiate sull’asfalto che sembrava av
esse le braghe di
Sono un modello Strade di Fuoco
Vuoi fare un giro in moto?
Beauty ingoiò il gelato in un colpo solo,
che era il suo modo per dire di sì. Mentre
saliva sulla moto, roteò la gamba interro
mpendo la pace dei sensi di diversi
Ma tu la sai guidare la moto?
A quelle parole Pronto fece un
benzoleone e partì zigzagando contromano.
almeno i duecentottanta. La forza dell’amore! Si sentiva il rumore di quel tornado che
un lampo di stella filante. Pronto curvava così piegato
che invece dei moscerini in faccia doveva st
are attento ai lombrichi. E Beauty non
anzi strillava di gioia. Fu allora che lui capì che era la
donna della sua vita.
Beauty, impennò la moto e Beauty volò
se la vide davanti
che sentita rientrare?
In quello stesso momento si udì il rumore
moto aveva perso una ruota e il serbatoio.
Roba da ridere: si riempì
sputando un sorso alla volta nel carburatore.
Sono innamorato.
chiesero quelli.
Bella gnocca
dissero in coro gli scarafaggi
, che dalle nostre parti parlano
piuttosto colorito.
La sera dopo Pronto e Beauty
eme. Dopo trenta secondi
Pronto chiese se poteva baciarla. Beauty ingoiò il gelato.
Iniziarono a baciarsi alle nove e un quarto
e stando ad alcuni testimoni il primo a
respirare fu Pronto alle due di notte.
Baci bene, dove hai impara...
“Cos’hai fatto c
on quel ragazzo del
motorino?” Beauty disse: “Nient
e mamma, solo due baci.”
Non mentiva, la ragazza.
Così l’amore tra i due illuminò il nostro qua
amo così felici che
quasi non rubavamo più.
Sì, eravamo tutti dei cittadini modello o
utto giorno non
divisa di cuoio nera, stivali sadomaso e o
“Dio sa ciò che fai ogni ora, io quanto fai all’ora.
Ogni motorizzato della città tremava qua
Non c’era mezzo al mondo che lui non avesse
multato. Quando capitava in una strada
mitra. Tutti, prima di parcheggiare, guardav
multa sul tergicristallo. Così colpiva velo
aveva multato un carro armato perc
hé non aveva i cingoli di scorta.
Mustang blindata, una moto
ssaggio i tergicristalli delle auto si
ndoci con aria di sfida. Alla cintura gli
conosce un certo Pronto Soccorso che si diverte a
si fermò alle spalle di
tario di un’auto targata CRT 567734?
ammise il giocatore di carte.
Tre anni fa io la multai perché av
eva le gomme lisce. Dissi che se non le
cambiava la prossima volta le
incalzò l’agente, implacabile
vuole dirmi dove posso trovare
Pronto Soccorso o andiamo a dare
una controllatina alla sua auto?
Pronto passa tutte le sere all’incrocio di via
Era la verità. Dopo essere andato a prendere Beauty, tutte le sere Pronto
attraversava il grande incrocio. Passava
col rosso a una velocità vicina ai
A quell’incrocio si mise in agguato
crocio c’era il cartellone pubblicitario di
uno spumante. Lo slogan diceva: “Sapore per pochi.” Era una foto di nobiluomini e
nobildonne che sorseggiavano coppe in un
grande giardino. Sullo sfondo una villa
non era pubblicità, era il nostro quartiere. A
affumicato dai miasmi industriali, e i nob
iluomini e le nobildonne erano neri di
polvere e intossicati e sembravano dire
a i signori in smoking e le signore in lungo, si poteva
Quella sera come tutte le sere Pronto Soccors
o passò sotto la finestra di Beauty e la
chiamò con un fischio. Beauty si lanciò
ndo sulla moto. Erano
ormai abilissimi in questa manovra. Quando
arrivarono all’incrocio, il semaforo era
rosso. Appena Pronto lo vide lanciò la mo
movimento nel cartellone pubblicitario e si vide
bicchieri e saltar giù nella strada.
su se stessa. Mentre la moto ruotav
a vertiginosamente e mandava scintille,
impressionante: il rumore era quello di una
fresa, volavano in aria
brandelli di moto. Ma Pronto Soccorso fu
grande. Con un’ultima sbandata azzannò
l’asfalto e si fermò esattamente c
locomotiva e le gomme erano fuse. Joe Blo
Quella moto le ha più lisce di me
Quale moto?
montato due gomme nuove.
Su questa moto non si può andare in due.
E mica siamo in due.
dopo un po’ schizzò fuori mezzo arrostita.
Duecentomila di multa più il ritiro dell
la signorina minorenne. Hai chiuso
con la moto, Pronto Soccorso!
Dal cavalcavia dove osservavamo la scen
a, rabbrividimmo. Pronto senza moto era
come un fiore senza terra. Sarebbe avvizz
ito. E con lui quell’amore di cui tutti
eravamo fieri. Che fare?
Tutta la strada era piena di auto. Alc
une erano posteggiate contromano, altre sul
ticale appoggiata a un albero, chi sopra il
Due camionisti facevano a codate con i
rimorchi in mezzo allo svincolo
l quartiere erano usciti c
guidavano chi senza mani, chi con un piede
sul manubrio, chi in gruppi piramidali di
cinque: sembrava il carosello dei carabinie
ppola, dall’altra la più spaventosa serie di
infrazioni mai vista a memoria di vigile. La
mascella gli andava su e giù come un
senza marmitta, gli
sgasò in faccia e disse:
strada frequentata da far
due belle pieghe a tutta
suono. Stramazzò al suolo. Avevamo vinto.
Pronto e Beauty si sono sposati e hanno messo su un’officina.
In nessuna lingua è difficile intendersi
come nella propria lingua.
RAUS
C’era un oshammi shammi che viveva in
una wesesheshammi in cima a una
wooba. Venne una notte un oogoro e disse al Toshammi shammi:
Shimì non voglio né la tu
De shimite dee
rise l’oshammi shammi
weseshe la mia shammizé, prendila pure.
L’oogoro frugò in lungo e in largo tutta la
wesesheshammi e a
woolanda e trionfante gridò:
Shimì, eccola qui, l’ho trovata.
Sei furbo come il tsezehé dalle lunghe orecchie
disse l’oshammi shammi
l’hai trovata ed è tua.
Ho una shammizé! Per tutta la vita shimideé, avrò una shammizé!
Shimì woro, ti piace?
guarda, ti piace la mia shammizé?
Non vedi che quella che
guardò bene, vide il suo
shimite no shimé, triste come
chi ha perso il nome delle cose.
disse Humpty
Dumpty
Vi è mai capitato di sentirvi vecchi mille
anni, avendo già visto e vissuto tutto ciò
i giorni che verranno,
copie sbiadite di un unico giorno consumato e logoro?
ora nel banco penultimo della classe
seconda C, mentre il professo
re cercava invano di riscalda
re l’uditorio con il racconto
della costruzione delle piramidi egizie.
per lasciare un segno. Ba
rovine di un tempio colossale, mirabile
sconsolata. Nessuno lì dentro avrebbe
sfidato i secoli, a malapena qualcuno avrebbe
lasciato traccia di sé in un Rotary.
lla città. Sangue nobile e ricchi plebei,
liato la miglior prole. Eppure non aveva
sperna o Parnasse, nessun movimento era
dal primo banco. Annuivano sempre: qualsiasi cosa l’in
segnante dicesse, anche “che
caldo oggi”, “che stronze che si
poteva ammirare un’altra coppia di fanciulle
, occasionalmente silenziose. A sinistra
eans e scarpe. A destra Boba, biondastra e
abbronzata, campionessa di tennis, di nome
quale a dodici anni aveva già al s
dagli insegnanti, otto in
tutte le materie ma purtroppo
senza fatica alcuna, grande
professori specie se uomini.
appeal, minigonne di cuoio e calzine fumé
Nella fila destra, l’onor virile. In prima
ima volta, innamorato delle
Nel secondo banco Giorgino figarino, el
isca con una quattordicenne di Firenze ramo
cuoio da mezzo milione.
nemico giurato di Priscilla. Al suo fian
co René la Ranocchia, lo scolaro più
raccomandato d’Europa, occhialu
grande masturbatore anche in ore di lezione.
una tradizione né in
eva, anche se non tanto da essere un vero
Tutta qui la seconda C. Assenti e non rimp
ianti una malata e un vacanziere. Classe
noiosa, conformista e consona ai tempi, pens
suo album e si mise a disegnare.
Cosa fa la signorina?
disse subito il prof
e mi sono venuti in mente loro.
che quando c’erano i dinosauri l’uomo non
Ecco che comincia. E allora? Viveva
no benissimo lo stesso, i dinosauri.
eistoria. La imparavano da soli.
E chi di voi sa perché si estinsero i dinosauri?
panoramico.
disse il Ciccio temendo per la sua sorte.
Anche. Ma non solo. Priscilla, lo sai perché?
Sempre spiritosa... Dimmelo tu Lollis.
Figuriamoci. Si è acceso il juke-box. Dunque
professore come lei saprà ci sono
che un grosso corpo celeste, entrando in
contatto con la nostra atmosfera...
ora i minuti sembrano ere
celeste ed estingui i profosauri. Due ore
di matematica due ore
Lollis che ci riassume la Creazione. Nessuno uscirà vivo da qui.
Campanella!
O suono stupendo! Gargarismo d’angelo
! O corpo celeste! O vaffanculo tutti.
ffie proprio non passavano mai
Proprio da sclero
ancora un po’ morivo dalla noia, vero
Non più noioso di ieri
sospirò Priscilla con sguardo
vide il Kid che non si era ancora alzato dal
sta appoggiata al muro,
coi soliti occhiali neri. Come sempre a
ddormentato. Priscilla lo scrollò per un
disse Priscilla
scampato pericolo, è finita. Puoi svegliarti ora...
on un rumore sordo.
All’angolo della bocca
colava un filo di saliva
Alle tre del pomeriggio tutti i ragazzi
erano ancora in classe. Meno il Kid
naturalmente. Non sembravano
sconvolti, tutt’al più eccitati.
Gli unici davvero tristi
il cuore abbonda nei grassi.)
il suo solito pugno nelle palle.
no. Strane idee
le frullavano
mi sa che si drogava
ho sentito il professore parlare con il commissario.
È morto avvelenato.
Si è ammazzato?
fanno andare via?
Deve dirlo il commissario.
Sì, c’era un commissario vero. Seduto nell’
ultimo banco, parlava con il preside.
scandalo per la scuola più esclusiva
So che vorreste tornare a casa, ragazzi
ma prima
abbiamo bisogno del vostro
aiuto. Il vostro compagno
vorremmo sapere se qualcuno di voi lo ha
Sabelli che era la più vicina.
Rosabella si sistemò i capelli. Ma
No... io poi non è che guardi molto...
(Brusio. Bugiarda. Certe occhiate da murena...)
... lui comunque non faceva mai merenda.
Neanche nell’intervallo?
fumava.
Fumava cosa?
cosa andava per le lunghe.
ante le lezioni? È entrato qualcuno?
disse Giorgino figarino
siccome c’era il tema, alla terza ora
nessuno ha fatto intervallo. Qualcuno è us
cito un momento,
C’erano molte mosche
confermò l’altra. Poi annuì.
fuori. Ce ne siamo accorti tutti.
quando il Kid è entrato stamattina era molto
pallido... gli ho chiesto come si sentiva
... e ha detto “bene”... ma non un “bene”
se le dà corda ci fa uno show di
Signorina Mapple ci risparmi le sue solite ironie
disse il preside, e si mise a
parlare sottovoce al commissario. Certo
esuntuosa anarchica
alunna era la bambinona e di come si perme
ttesse certe libertà, sopportate solo perché
ahimè molto intelligente.
proseguì il commissario
do con nessuno il Kid.
Sopportava solo
fficile, quasi un disadattato
, diceva il suo profilo
silenziosamente in azione. I suoi occhi
scrutavano sotto le finestre. Si chinò a
svanendo per far posto a una vaga paura.
Il preside si lamentava con il commissario.
mi capisce, i genitori telefonano ... sono
genitori importanti, questa non è una scuola qualsiasi.
Il commissario annuì in puro stile gemelle Secchia.
re. Mi faccia parlare con la
eli, smunta, spaventata. Pi
campo da pallavolo, il palco de
lle premiazioni, gli olmi potati. Che tristezza. Non ne
Sotto di lei il Ciccio adorante e sudaticci
o le mise arditamente una mano su una
ato... cioè anche uno di noi pensi che
a in forma smaglia
disse Priscilla mette
ndosi le mani a coppa sotto il mento in
teva avercela col Kid?
Vediamo caso per caso. Le
diceva che in due non facevano un cervello. La
richiesta per mandare via quel “
cafone insopportabile”. E se
ricordi, il mese scorso il
ito di guerra. E Boba
gli tirò una scarpa.
Una scarpa firmata ma sempre una s
carpa. E Rosabella..
Forse avevano avuto un flirt
a... sempre all’ombra di Rosabella,
innamorata del Kid senza sp
eranza: o mio o di nessuna.
ribadì il Ciccio eccitato.
Il Ciccio fa una bocca come una carpa.
cche sulla testa si è presa dal Kid. E si voltava e
disgustasse. E quanto a te Ciccio...
e lui era magro e bello...
di eccezionale bellezza
Cosa credi, che si
ammazzi per così poco?
Si era avvicinato dondolando il commi
ssario, con un sorriso stiracchiato.
Allora Priscilla... mi dicono che sei una
ragazzina molto sveglia... hai niente da
dirmi?
disse il commissario con
spiegami
ho ancora visto uscire nessuno. Vuol dire
Ebbene sì. Secondo il medico legale il
veleno è stato ingerito in un periodo tra
le undici e mezzogiorno... è un veleno
Il commissario impallidì.
Potrebbe essere... perché?
indolore. Il Kid non si è neanche la
mentato, è rimasto lì senza che ce ne
accorgessimo. Dormiva quasi sempre l’ultima ora.
puoi dirmi?
ha fatto di proposito?
Pensiamo di sì. Suicidio.
No, continua...
disse il commissario.
paste con la frutta.
Il commissario disse qualcosa all’orecchio de
proprio divertendo. Il preside andava su e
no l’onorevole la contessa il notaio il
Tra dieci minuti faccio uscire tutti
disse il commissario
D’accordo. Lei prima mi ha chiesto
Vede, io a scuola mi annoio molto...
Commissario, se un lago è tranquillo e
no?... così se uno si annoia ogni piccola co
sa che accade, ogni cosa che rompe la
Grazie, mi fa accendere?
disse lei, prontissima.
Il preside, vedendo la scena, accorse indignato, ma il commissario lo allontanò con
un gesto imperioso della mano. Priscilla co
minciò a trovarlo simpatico e tirò due
Allora, oggi nel lago di
durante le ore del tema. Primo: il Kid per
tutta la prima ora non ha scritto. Faceva
Guardi sempre in giro durante il tema?
Lo finisco in venti minuti. Poi lo co
rreggo un po’ per far finta di lavorarci
Non so se lei può capire...
Vai avanti
grugnì il commissario.
a velocità doppia del normale, come se
disse Priscilla con una sbuf
fata di fumo da vamp
mi
non scrive e un altro scrive
l’altro sta scrivendo il tema del Kid.
Si può! Poi è successa un’altra cosa... il sassolino alla finestra... è vero, l’hanno
tirato ma non da fuori, da dentro
E cosa vuol dire questo sassolino?
no contro una finestra, co
mmissario? Per attirare
l’attenzione. Magari perché
un’altra parte. Tutti abbiamo
un’altra parte stava succedendo qualcosa...
Il poliziotto arrivò con cappuccino e paste
e parlò all’orecchio del commissario. Il
commissario perse la pazienza.
ttono di rompermi le palle io tengo i
commissario
cosa succede mentre tutti voi gu
sassolino?
l’ultima persona al mondo che lei si
Che è strano.
Un altro sassolino nello stagno... e proprio
ho notato che “qualcuno” continuava a
suo tema sarà visibilmente
ando un fragolone.
Vuole per favore chiamarmi qui la bibliotecaria?
Il commissario non chiese pe
rché. Quella bambina diaboli
onfabulò con lei. Qu
ando la donna uscì,
Priscilla aveva sul volto un’espressione di trionfo.
E adesso?
pardon, l’alunno Rovelli Renato?
Il super raccomandato si presentò pallido e torvo.
Allora riferirò le domande al
commissario e te le farà lui…
con calma sorseggiava il cappuccino.
ruggì Ranocchia
nco col primo della classe...
dei libri in mezzo, così non ci viene nean
Lo sapevo ma volevo la conferma. Qui
ndi tu non vedi mai cosa fa Lollis.
disse fieramente la Ranocchia.
Non sa cosa perde. Me lo chiami, per favore?
Ranocchia andò quasi di corsa in fondo a
ll’aula e riferì. Il primo della classe
l’ascendente che Priscilla aveva sul commissario.
Ciao Lollo.
Non mi chiamare così.
Dottor Lollis, il tuo ultimo compito di
matematica tre giorni fa non era un
E a te cosa interessa?
A te non dovrebbe capitare... Mi aveva
molto stupito quel voto... quasi come il
e delle volte va male.
meno gli stessi, non potevi far prendere un no
allora ti sei sacrificato... magari gli hai anche indicato dove cambiare qualcosina.
Non è vero... io non passo mai i compiti.
E io dico di sì. Ho ripensato a quel compito, Lollis... per uno come te era
inammissibile fare quegli errori... e non eri
ora ricordo bene... sai, i sassolini nello stagno...
d... e di fargli anche il tema. Ti ho visto
te la cavi in poco più di
una... sei un orologio Lollis... e allora perc
disse il commissario.
, due compiti di matematica quasi uguali e
ne so, la brutta copia del
quel momento con un volume: er
a un libro di chimica per
Quanto hai in scienze Lollis?
Beh certo, se leggi dei libri
che sei molto più bravo di me in scienz
e... e che tuo zio è un famoso biologo.
Come lo sai?
altro sassolino che mi è tornato in mente.
nell’intervallo in giardino. Allora non mi
sembrò strano. Anch’io mi porto a scuola
Poe e la zia Agatha... lo hai preso in pr
Lo sai benissimo. E allora?
L’ho regolarmente richiesto.
disse Priscilla sfogliando il libro con noncuranza
dove si parla molto di veleni
libri, Lollis... sembra nuovo... Anzi, gua
... prendi in prestito i lib
ri vecchi e ne riporti dei
Lollis cominciò a tormentarsi nervosamente gli occhiali.
Che cosa vorresti dimostrare?
Lollis! Non c’era nessun motivo perché tu
hai mai aiutato nessuno e piuttosto che far
ti copiare una riga mureresti il banco.
evi un piano. Hai guadagnato la sua fiducia
offrendogli il compito di matematica. Poi gli hai passato il tema. E lo hai ucciso!
Lollis si alzò in piedi pallidissimo.
intervenne il commissario
attenta a quello che dici.
Io sto sempre molto attenta
guarda il
la borsa del professore di italiano
Allora, come mai non hai usat
Priscilla, ora stai esagerando
dirmi come lo avrebbe ucciso?
Tu sei pazza!
tema. Hai mescolato la cura
rina all’inchiostro della
giurami che dopo aver copiato distruggera
i il foglio... e da che mondo è mondo e che
scuola è scuola le brutte copie comprome
ttenti si distruggono in un solo modo:
Non è difficile immaginare
cosa è successo. Tu dici al
Kid: te lo passo solo se
se no non ti passo più niente. Con un tipo
come te, certo il Kid non si stupisce della
richiesta. Fai la prova col compito di
matematica. Una velina sottile, quei fogli ch
e ti ho visto usare spesso. E il Kid manda
disce... e ingoia il veleno.
Dimostralo!
Non la trovo più... credo di averla persa
Ma guarda... l’ordinatissimo Lollis perde
la stilografica e non si preoccupa, non
lcuno l’ha vista! Io invece credo che la troveremo la
appoggiato prima.
Il commissario fece un ce
nno col capo al poliziotto.
E spiegami un’altra cosa, Lollis
proseguì Priscilla implacabile
hai riportato uno nuovo? Te lo dico io,
Lollis. Dammi un tuo libro: vedi, è tutto sottoli
neato, tu hai questa mania, se no non
sottolineate le parti che riguardavano i veleni!
Ansimava leggermente.
tema, il libro, la stilografica, diciamo che se con
ta nello stomaco del Kid,
questo particolare assumerà
nella casa di tuo zio. E se vuoi che continui...
Il poliziotto chiamò dal cortile. Il commissa
mossero.
si mise a piangere Lollis
i che lanciavano occhiate interrogative a
Lollis in lacrime e a Priscilla,
chiese il commissario.
della media dei voti, no?
senza il Kid potevamo essere
i migliori della scuola...
e e quattro avevamo la
media migliore. Con
lui in classe non avevamo nessuna speran
Quello delle classi modello?
chiese il commissario.
on noi... cosa serve studiare
na tutto... innervosiva i professori, faceva
perdere tempo... eravamo
invecchiato di alcune ere geologiche. Prisc
illa e il commissario percorsero insieme i
si fermò e fece una
Devo dire che in un primo momento erav
amo proprio indirizzati versò l’ipotesi
to Priscilla intravide il suo parentado
schierato. Il Commissari
una figlia come te... sebbene... no, non
È più o meno quello che pensa il mio papà
IL RACCONTO DELLA BIONDA COL VESTITO ROSSO
Puoi alzarti molto presto
destino si è alzato un’ora prima di te.

In principio era il Sogno, che ebbe figli Si
opé il silenzio e Mumusoin il rumore, da
cui nacquero Dyaus il cielo, Indigo la terra
e Caleb il riso da cui nacque il mare, in
a di San Lorenzo a forma di
capitale, e sul terrazzo di una
delle sue case, la sera di
ava Alfonso il bello facendo ginnastica al
suono del disco “Apache” vestito solo di uno slip di leopardo.
Lo vide dalla finestra Olga la bella, lo trovò il più bello e sudato degli uomini e il
Passarono così diversi minuti, i muscoli di
Olga la bella rimirandoli, una macchina inve
stì un passante e lo scaraventò contro
ima salì al cielo un po’ bruciacchiata, era
un’anima di dentista, l’ultima cosa che vide su
sognante di Olga alla
finestra, e rimpianse al
Se è vero che amore e morte sono legati ed
è la stessa dea a dipanarne i fili, fu
proprio quello il momento in cui tutto iniziò
la strada animarsi,
si mise attorno alle reni un
asciugamano, anch’esso maculato
, e si affacciò. Così vide
tava i lunghi capelli
biondi: la freccia di
bionda si sarebbe ucciso, privando il
mondo di una muscolatura d’eccezione. Olga
giurò che se non avesse potuto avere quel bellissimo ginnasta lo avrebbe ucciso. La
riva al mare a cercar conc
sprovvista. Raccolsero alcuni fossili di a
scientifica Porfirio si sdraiò sulla sabbia e guardò le
verdi alcune blu, a mollo
nel catrame del porto. Guardò i
poteva ma felice non era. Mai
senso senza l’amore di Olga la bella.
Così è infatti la vita, e gli indiani dicono che in essa la forza più potente sia una
divinità dal nome lungo e minaccioso:
Amikinont’amanonamikit’ama
È il Dio degli amori non corrisposti, quello
infelicità e le possibili disperazioni.
Porfirio ama Olga ma non è corrisposto. È
cameriere naturalmente malinconico, che se
o. La sera si veste da Brivido Arabo,
. Lì una notte incontra Porfirio appena
deprivato di consorte, ubriaco, in lacr
tratta con gentilezza. La notta
ta è indimenticabile. So che
vorreste saperne di più ma Porfirio si vergogna. Infatti dopo quella
fferenza dell’Adorato. E vuole lui, non Alfonso che la ama
(così almeno fino a ieri) la ama e indo
ssa per lei tutto il maculato che ha a
e pitonoidi, persino un
animale esotico che fa ribrezzo agli i
ndigeni e ai suoi stessi simili.
adesso è uscito un
numero a sorpresa, e
così non fosse avremmo un cerchio sacro
ardano, arriva l’ambulanza a portar via la
Olga tormenta i cape
lli biondi, Alfonso sta
sudato nel vento anche se non
gli fa bene, l’ambulanza ri
cartelloni di “Les amants” (un caso? un
tico: ed eccolo lì
imbambolato davanti alla bella tricotilloma
cosa ti succede? Romanticamente, la mano g
anche le tonsille. È
cotta, la ragazza. Prima di
gira travestito, non vi diciamo come, tra i
mille volti della Fiera del Tonno di San Lore
questo azzurro e mite animale
La festa confonde fisarmonich
color tonno per l’appunto, più cintura di
malinconia d’amore. Ci cammina Olga la be
lla vestita di fucsia ottenendo il massimo
direzioni divergenti e quindi non si incontre
sotto forma di (badate!) venditore di dolcium
i, torroni per l’esatte
hanno impastato il dolce con miele dell’O
limpo e droghe afrodisiache, poiché il
manufatto sparge nel cosmo un odore cui è impo
ssibile resistere. Lo sente la città, lo
sente la periferia dove decine di bambini
lamentosi di desiderio, lo sente anche il
qualche miglio dalla
fermano ad annusare
che nessuno pensa di usare il torrone come esca.
Goloso e attratto Alfonso mantiene quindi
da libeccio a ponente e poi anche lei a nor
d-ovest in direzione torrone, seguendo
E lì, al banco dolciario, si
non si può raccontare: una sfida, una prome
ssa, un incantesimo, quello che vi pare. Il
de complice mentre i due si allontanano,
campionato di calcio, della palestra, del suo menisco. Lei gli parla della sorella suora,
ranta si baciano e la ruota del destino si
impenna nel vedere la donna
prendere a ceffoni i figli al ritmo di due
ceffoni ogni “papà me lo compri”. I
ammutoliscono, cosa che non accadeva
e al primo bar e ordina un cognac. È
Ernesto, che sostituisce un collega, a por
riconosce e decide:
saranno amanti. Solo così dime
ssa in pantaloncini corti,
eccoli andare in tandem sul lungomare, ubr
consumare il loro scandaloso amore. Li vede Cristina e trova conferma alle voci delle
amore respinto decide di conc
, indossa uno sull’altro tutti i materiali
trasparenti che ha, col risultato di eliminar
e ogni trasparenza. Suona al campanello di
Beffa suprema di Amikinont’ama! Quelle
tre parole che fino al giorno prima
lini per il paradiso, suonano ora del tutto
che crudelmente dice:
Cristina pazza di dolore e umiliazione fugge
via, e corre e corre finché arriva sul
molo. Il mare è tranquillo. Il blu prof
ondo fissa Cristina con un immenso occhio
luminoso. In fondo cantano i tonni. Uno sp
lendido tramonto illumina i riccioli della
ragazza e la fa sembrare ancora più giova
ne. In fondo morire giovani è bello, pensa
Cristina: se non lo faccio adesso che posso
, forse quando sarò vecchia lo rimpiangerò.
Così chiude gli occhi e si butta. Il tuffo
nell’acqua fredda le solleva impudicamente la
rre in un attimo. La
che dorme sotto una palma. Prugne meravigliose in un vaso tropp
braccine. Una compagna di scuola, poi morta di
tisi. Il primo bacio. Mance. Poi il bel
volto bruno di Ernesto sul bianco della gi
acca da cameriere. Er
nesto in tandem col
lla. Tira un gran respirone e nuota verso
educazione dei figli. Tra
Olga e Alfonso si insinuano dapprima separé
na. È Alfonso che succhia gamberoni freddi. Il giorno
a vedere “Piangerò domani”
si gonfia e sgonfia al suono di “Apache”.
Si chiede come ha potuto buttar via se
venditore di torroni, far morire
i dentisti, far cantare i tonni e tutto solo per divertire
questi bambini volubili che si chiamano
uomini. Nessuno gli risponde: perché
né a San Lore
nzo né altrove.
AUVENARGUES
strade. Racimolava così i soldi per prose
guire gli studi al Conservatorio: voleva
i non bastavano, perché faceva molto freddo
Un giorno, mentre Peter stava suonando
“Crossroads” gli si avvicinò un vecchio
con un mandolino.
Potresti cedermi il tuo posto? È s
opra un tombino e ci fa più caldo.
Potresti per favore prestarmi la
Potresti darmi un po’ di soldi? Oggi
non c’è gente, ho raggranellato pochi
diede tutte al vecchio.
Allora avvenne un miracolo: il vecchio si
trasformò in un omone truccato con
L’omone disse:
sei stato buono con me ti regale
può essere usata solo dai puri di cuore.
! Succederebbero cose orribili!
Suonami “Ehi Joe”.
La chitarra si mise a eseguire il pezzo
caimano. Disse che era un mana
chitarra a freccia era diventat
a un simbolo per milioni di
nvidiata da tutti i chitarristi.
per rilassarsi. La chitarra gli suonò una
ninnananna. Ma nascosto tra le quinte del
teatro c’era il malvagio Black Martin, un
chitarrista invidioso del suo successo. Egli
scoprì così che la chitarra era magica.
prematuramente scomparso. S
uonarono Prince, Ponce e Parmentier, Sting, Stingsteen
o il malvagio Black Martin.
Suonami “Satisfaction”.
La chitarra suonò meglio di tutti i Rolling St
ones insieme. Così il malvagio Black
Era una chitarra magica con un
Dimenticati tutti gli scioperi, di colpo: le urla
di morte, le barricate,
le comuni, le minacce
di impiccagione ai lampioni, la porpora al Pére
Lachaise, e il caglio nero e aggrumato sul
i, dei rifiniti; e le
cagnare e i blocchi e le gue
qualità e d’ogni terra; per un attimo! Per
quell’attimo di delizia. Oh! Spasmo dolce!
“Un taglio limone-selz per il signore, sissignore...”
ADDA
Quale dici?
Quello che sta scendendo dal taxi.
Vantone l’esperto di mondanità?
duecentomila copie. Guarda
com’è elegante con lo sm
oking. Guarda con quale
nonchalance ha conge
dato il tassista...
di quel portone in cui st
anno entrando le due signore
la casa più esclusiva della
città e oggi si festeggia il
compleanno della contessa. Solo duecento in
significa davvero far
ondana della città.
è vecchio! E com’è ingrassato! Sembra
Mi sa che la contessa non gli risparmi
resa famosa.
Guarda... Vantone si è fermato a parlare con un bambino.
Non è un bambino... è un nano... un nano
festa dei De Meres.
Vantone sembra piuttosto infastidito...
le ho già dato mille lire.
Non voglio soldi, signore.
Lei è pazzo! Si vede lontano un miglio
che lei non si lava da chissà quanto
Non sarebbe di buon gusto, signore...
Ah, buon gusto! forse lei non sa con chi sta parlando!
No, con chi?
ogo, autore del libro
Lei è un nano fastidiosissimo con un ca
fattura... si levi dai piedi.
Si tolga dai piedi, mostriciattolo!
cciate restare qui davanti!
Provvedo subito. Michael, allontana quel
pezzente... sì, quel nano cui il signor
una pedata... che non importuni più gli invitati!
sui giornali, in televisione... lei si
pochi apprezzano:
modestamente io credo di essere un’in
e la sua classe sono un esempio inimitabile per la
Ebbene, venga allora a conoscere gli altr
i ospiti... le presento le mie figlie
con uno dei beniamini della serata. E ora
vogliate scusarmi...
Una madre incantevole per
Ehm, no... volevo dire... mi ha fatto aver
risentimenti di chi ho criticato. Ma certo qui
starò a mio agio: siamo tra simili, questa
Oh sì! Noi selezioniamo molto... non amia
mo la gente volgare... sono io stessa
ad esempio a scegliere i camerieri e, lei mi
zza, non amo quelli di
colore... trovo che sia un vezzo da nuovi ri
cchi... non vorrei sembrarle razzista, ma...
per quanto li si ripulisca sono sempre un po’ scimmieschi.
Su Veronica, non ricominciare con ques
Vantone... me ne occupo se
mpre io personalmente.
sulle mie misure, non è nuova, signor
evo dire che si vede che c’è nella
pasticciere o di un cuoco... c’è lo stile di una padrona di casa... tutti sono capaci di
so ristoratore della città.
ca... e meno male che è un esperto di
buongusto!
Mi è sembrato davvero maleducato... o
un nuovo modo di essere brillanti.
Preferisco il vecchio stile, allora...
conosce già l’onorevole Chiodi e l’attore
Che cosa?
qui un momento... mi è suc
cessa una cosa terribile
con le figlie della contessa... due gaffe
s imperdonabili... una c
ite di bocca senza che me ne
possa insegnarle niente.
Comunque potrà rifarsi ne
Lo spero... ma mi sento strano.
rle consigli in fatto di donne.
Lo credo bene, dato che lei è finocchio!
Mi perdoni... io non capisco cosa mi succede... volevo dire...
se da chiederle.
Quella truccata come una bald
Hai sentito? Sembra che tra Vantone e le
Eppure lui è proprio un bell’uomo, elegante...
Sì, ma... non ti sembra che abbia i pantaloni sbottonati?
La avviso che ha i pantaloni
Mio dio è vero... dove posso abbottonarmeli?
somma ci sarà pure un cesso in questa
casa di merda... senta lei, dov’è il cesso?
cosa mi sta succedendo? A
presenza nei salotti, di pubbliche relazioni e
stasera mi sto giocando tutto... ma perché
ti... eppure ricordo bene di averli
abbottonati... Cristo, cosa ci fa lei qui?
Cosa fa lassù sul lamp
adario? Com’è entrato?
Ha bisogno di me, signore?
quell’orribile nano verde
sopra il lampadario.
Io credo che lei abbia bevuto troppo, signore.
Non lo vede, lassù?
No, Vantone. Non può vedermi.
Solo lei può. Si convinca:
credermi.
Vorrebbe dire che è lei che... che mi fa fare...
Sgorbio immondo... rovinare la
reputazione a me, il numero uno della
mondanità cittadina...
Piano, piano. Forse ora è il numero dieci.
Se ti becco!
contro il lampadario.
asse, e un’altra cosa è averla...
Che faccia tosta! Darsi tante arie da maitre à penser e poi guardatelo lì...
Ma cosa fa? Ha portato vi
Mi scusi... credevo ch
Le sembra che mia moglie
assomigli a una cameriera?
ingannato... oh, sono costernato... posso
rimediare aiutandola a riempire il piatto
? Vuole dei pomodorini ripieni signora?
volontà, chissà quando potrà rimangiarne
dell’altro... mi scusi... le
Sono desolato... oh dio, cosa mi sta
succedendo... posso versarle da bere,
signore? Tenga fermo quel bi
calzoni... Via, non la faccia così
lunga... ecco adesso ci pens
a la signora a sistemarle i
calzoni che di queste cose se ne
corre urtando gli invitati?
sta comportando in modo vergognoso...
Ma cara, ti rendi cont
... non è mai accaduto a casa
Guardalo lì... è seduto per terra e piange...
vestito della ma
rchesa Blondel.
pazzo, non vedi che
sta parlando con il
Esci fuori di lì sotto, nano
Allora mi crede adesso?
Non lo so... so che mi sto comportando co
me un pazzo... se le
a... comunque grazie.
Come non lo so... Dov’
Signor Vantone, non so cosa stia cer
cando sotto il tavolo, ma la prego di
seguirmi di là.
Si calmi... lei è alterato... la prego di la
sciare subito la mia casa, ha già offeso
nella volgarità imperante... questi ospiti
squisiti... che il nostro paese non merita...
e che qualcuno solo pe
vile da un paese
del terzo mondo.
Le sue parole mi lusingano...
ma devo dire che lei, finora...
Ma non ha dunque capito? È stato uno
scherzo... uno sche
necessario... sì, solo così io potevo far risalta
re lo stile di questa casa... solo fingendo
volgarità... le chiedo
perdono per questa
iniziativa a cui mi ha portato l’immenso
amore per l’arte, pe
mondanità. Io ho voluto mostrare il buio affinché più radiosa splendesse la luce...
affinché la vostra composta, indignata reazi
che io sapevo... che al mondo
esiste ancora un posto di gente di vera classe!
Hai sentito la bizzarria di Vantone?
essere maleducato.
Lo trovo molto spiritoso.
In verità io non ci trovo nulla di spiritoso.
esso noiose. In fondo, non è un segno di
classe dare verve alla serata?
E soltanto un uomo di classe può osare di
mostrarsi villano, prop
rio perché sa di
banco e affascina l’uditori
o con la sua conversazione.
ducato è maleducato e basta.
Forse noi siamo vecchie, marchesa Bl
ondel... forse la nuova classe è questa:
In verità nel mio ultimo viaggio in Am
Montmorèl: il calzino bianco corto sta bene solo a un cavallo.
Adoro Montmorèl.
Gentiluomo d’altri tempi... io lo frequent
o e vi assicuro che è un ospite squisito.
una piscina a forma di fallo?
E lei lo trova di buon gusto?
bbe qualcosa da ridire... ma io penso
ina... insomma penso che ad alcuni siano
permesse cose che non lo sono ad altri.
E la sua piscina ideale com’è?
tiepida, donna calda.
Che uomo spiritoso!
Comprerò subito il suo libro.
E ci dica: come si riconosce un uomo di successo?
Signori, calma. Non è f
acile rispondere: diremo così: un uomo a cui tutti
chiedono la definizione di uomo di successo è certo un uomo di successo.
Alla faccia della modestia.
La modestia, come dice il nome,
Beh, dovrei dire che ho avuto dei maestr
negativi che si impara...
amo per strada... la sua
malagrazia spacciata per genuinità... la su
a ignoranza, ineleganza, goffaggine per
è una persona superiore e basta... una persona brutta è
Mi ha chiamato?
Oh, no!
Cosa c’è signor Vantone... è im
pallidito, non si sente bene?
ere qualcosa da bere?
Ma lei trema!
Vantone, io e mio marito litighiamo spe
sso su come e quanto si deve profumare
un uomo.
sa... dunque ci sono vari tipi di uomini...
Cosa c’è, Vantone?
Voglio dire, no! Non a tutti è concesso
profumarsi... ogni uomo ha un profumo
adatto... ahimè, ecco il primo!
Vantone ma perché parla così ad alta voce?
È un argomento a cui tengo particolarme
nte... ecco il primo consiglio che vi do,
sono i tipi di profumo: l’aggressivo, il
sensuale, il virile, lo sportivo, oh dio, cinque!
che si addice a uomini di una certa
profumo forte, di quelli che fanno centro al primo colpo? Sì, a patto che tu sappia
imporre la tua persona
Perché si agita così?
profumo diciamo così ad pe
rsonam; bastava entrare in
c’erano... era come se ave
ssero quel certo... Aiuto: nove!
Nove è il mio profumo preferito.
Mai sentito nominare.
ccolo profumiere in rue de Rivoli... è un aroma di
tabacco ed elicriso molto pas-
È malato... allontaniamoci...
Non resisto un secondo di più a questo miasma!
... ti porto via subito...
Signor Vantone, io non so come lei ries
speciale, ma come padrone di
casa le ordino di interrompere...
Ho udito qualcosa di simile solo in
Camerieri fate qualco
Signore, cosa possiamo fare...
Sta volando... come un aereo a reazione.
Non entrerà mai più in un salotto di questa città, anzi di questo Paese, ve lo
tutte le copie del suo libro... Se solo avessi immaginato...
ia sensazionale... allora rifacciamo la
prima pagina... sposta l’Iran e i due uccisi
Occhiello: Terremoto nella mondanità.
In un villaggio sul fiume Yuele viveva un
uomo che si chiamava Doruma ed era
molto fortunato. Aveva una bella moglie, due
figli sani e un campo fertile. Era un
mici. Fu così che Shabunda, il diavolo
fumare davanti a
lla capanna come il più felice degli
uomini, ne ebbe invidia. E
lì gli sfilò via il sonno. Doruma si svegliò di colpo,
e un’ombra maligna l’aveva sfiorato.
un brutto sogno
Ma Doruma non dormì né quella
tutte le notti di quella
da tornare a casa stanco da
non reggersi in piedi, il sonno
non veniva. Provò a farsi accarez
Terené che fa inginocchiare
anche gli elefanti, cercò di
dormire sulla terra e sugli albe
che stato si trovava. Disse che il diavolo
era magia che potesse ridarglielo; così
k, lo spirito del sonno, la
cui dimora era al di là delle montagne.
Egli aveva sicuramente
molti sonni, poiché era
lui che li costruiva per Yumau, il creatore
. Ma Doruma era troppo debole per fare il
Allora Oda, la moglie, disse
: andrò io da Kulak lo spirito del sonno. E poiché era
, un po’ di cibo e un bastone, e partì
per le montagne. Camminò molti giorni, quasi
senza riposare. Scalò le montagne blu
del bosco sacro di Kulak.
Sul limitare del bosco gli
mmie urlavano e il vento
noltrò nell’ombra un grande silenzio la
si muoveva, gli uccelli erano muti e si
serpenti silenziosi. Oda camminò a lungo e le foglie non
frusciavano sotto i suoi passi. Il bosco era
sempre più fitto e oscuro, finché giunse
davanti a un grande albero cavo, la casa di Kulak. Oda entrò e vide lo spirito che
dormiva su un’amaca. Rimase
sse. Kulak dormì per un quarto
ccola donna nell’angolo della sua casa.
Kulak, spirito del buio che ristora, io ti
prego. Un diavolo maligno ha rubato il
sonno a mio marito ed egli morirà
lto tempo, i miei piedi sono feriti e sono stremata,
svegliato, ma ho atteso con pazienza.
pezzi del sonno di un uomo.
o veli. Se tu saprai riconoscerli, potrai portarli a tuo
a’ attenta a scegliere i veli giusti, o la tua
sorte sarà tremenda.
io, l’altro è quello dei
rumori della notte. Scegli.
Oda guardò i due veli e le sembrarono ugua
li. Ma una mosca volò sopra di essi.
Ronzò sopra il primo, ma non
fece alcun rumore quando vol
secondo e se lo mise sul capo.
Hai indovinato
Ora guarda questi due veli colorati. Uno è
quello dei sogni e l’altro quello dei fantasmi
della notte. Se prendi quello sbagliato
tutti i demoni e gli incubi balzeranno su di te e ti uccideranno.
e un piccolo ragno e lo mise tra i due
rribile ramarro con tre teste ch
e mangiò il ragno. Oda prese
Sei astuta, donna del fiume
ora ecco due veli neri. Uno è
ce di fuoco. Uno porta il sonno, l’altro
gocce d’acqua e le lasciò cadere sui veli.
lla luce. Oda prese l’altro velo.
Brava, donna del fiume
difficile. Ecco due veli rossi. Uno è quello de
l sonno, che insieme agli altri tre ridarà
tuo marito e alle tue. L’altro è
Se lo toccherai, morirai.
to uno. Era proprio quello del sonno. Lo
mise sul capo e subito cadde addormentata.
Quando si svegliò, Kulak la guardava
sorridente e le porgeva una tazza di hakarà caldo.
fiume. Con quale magia ha
i riconosciuto il velo del
sonno, il più misterioso di tutti?
ho lavato per tanti anni i panni nel fiume, e
so riconoscerli. Il velo del sonno era più consumato perché viene usato per tante volte
e tante notti. Il velo della morte era
oglia della sua capanna. Oda
mise i quattro veli sulla testa del marito
e quello finalmente dormì, e fu salvo.
about a lucky man who made the grade...
parlava di un uomo fortunato che ha raggiunto
ARTNEY
ENNON
e viceversa.
Il figlio che ha sete.
La figlia che le scappa.
Stanno tornando da una vacanza di tre giorni
al mare l’albergo non era sul mare
c’eran molte zanzare le
area di servizio fermati.
Il padre dice non mi fermo la
prossima mi fermo quella dopo.
qualcosa ma la mamma la blocca se no quello
La luna sta nel cielo imbarcadero del
gran mistero, passano grossi camion
residui radioattivi e maiali tristi.
terra, topazi di parabrezza, ambulanze,
polizia e numerosi curiosi sanguinari.
Papà fermiamoci
dice il figlio speranzoso
forse ci sono dei morti.
dice la moglie
tare tutti. Passa, si ferma un attimo e
Non bisogna guidare a quest’ora di notte se non si è abituati, io sono abituato
capisco le situazioni un attimo prima, già da
se è una donna, se è un uomo c
ha la targa Escursionisti
se ha l’adesivo col Panda, se è uno che sta
troppo vicino al volante, se è una macchina
gialla, se è una donna, vuol dire che non
sanno guidare.
Segue silenzio. Il figlio si mette a fant
asticare su una donna col cappello che guida
lla bocca gli esce solo un
Ho sete.
Ci si ferma ci si ferma poi ci si lamenta
Amore
dice la moglie
a questa velocità ci me
o anche l’area di servizio.
dice la prole.
dagnano terreno, arrivano all’
altezza della cabina, si
Se il camionista perde sarà pericolosissimo tutta la notte.
dagna centimetri preziosi e
tutta velocità nel parcheggio,
sfiora i distributori di
e gambe in su, la figlia è nel bagagliaio,
la madre è distesa sul parabrezza e ha
Bel modo di fermarti
Bugiardo! L’ha fatto perché così il cami
on non potrà più risupe
Stanno i quattro nel pa
rcheggio vuoto, sotto la luce
lunare nessuno, oltre loro
nessuno, solo il fremito di un’insegna e il
dei parcheggi notturni come isole tropica
li nel mare delle ro
brividi di starter, felini in agguato nei cofani.
Luminoso e pulsante li ingoia il Grill in cui
braccia ustionate in diverse tonalità: fragola il
padre amarena la madre salmone il
figlio mortadella la figlia.
bite panini orsacchio
olone mostruoso, bianco.
Essi sono entrati nel labirinto del benessere senza paura poiché possiedono il filo,
il portafoglio come una Colt, già si dirige
verso la cassa ove sta una commessa
Il padre le lancia un’occhiata del ti
po guardi che se voglio io compro tutta
perioso pilota tutti verso il
bar. Il barista è un orango
sgraziato con una rivista porno sotto il bancone,
panini lungodegenti
delle torte morte dei tramezzini
Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà
Luglio ho fatto una scommessa l’amore vincerà.
Al suono di questa musica essi co
nsumano, poi discendono nelle bianche
ttone. Si guardano in specch
museo del week-end. Sì, un po’ di sole lo a
bbiamo preso. Si stirano, si rilavano, si
Andiamo
... è così bello qui...
ndono. Altri sorpassi. Tirs, camions, rulóttes, vàns,
campérs. E poi di nuovo caffè
precotti sandali giapponesi accessori per au
mostruoso, bianco. Vanno in fila indian
no come per magia davanti alla
cassa dove l’ossigenata li
senza comprar niente?
po’ inquieto, adesso chi li sente questi e
ile il gioco degli uomini-
minacciosi li circondano cotechini e sandali
giapponesi e torte briciolone finché si
Ma ecco che d’improvviso un’ombra s’
pesanti: nel labirinto appare
rrosti in mano. E
Allora, credevate di cavarvela
con due coche e due caffè?
no inseguiti e il provolone cade davanti a loro e rotola
immenso e li travolge. Si rialzano e corrono
ma davanti a loro si erge un muro
Sono in trappola: l’orango del bar avanza
ente dei camion che scorre inarrestabile.
E chi ascolterà la pena della luna, il morita
t dei grilli e lo strillo del maiale, dentro
il camion, verso il suo destino?
un’anima...
C’era un uomo che non riusciva mai a termin
are le cose che iniziava. Capì che non
poteva andare avanti così. Perciò
una mattina si alzò e disse:
“Ho preso una decisione: d’ora in poi tutto quello che inizie...”
And he’ll die without a wimper
E morirà senza un gemito
come sognano gli eroi.
e Cagney sullo schermo.
AITS
Ero giovane e i tempi erano diversi. Allora nel nostro paese il massimo del
peccaminoso erano i calendari da barbie
re e quelli da meccanico. Alcuni erano
celebri, come il calendario delle gomme Fazi
oli, in cui miss Gennaio aveva un bikini
di catene da neve e miss Luglio si ab
bronzava spalmandosi l’olio dei freni. Noi
ragazzi andavamo a turno ne
da Roma la famosa foto di Marylin
nuda sul velluto, ci fu nella
dividerla in quattro per soddisfare le richieste.
Andò avanti così fino a quando non si aprì
a Sompazzo il primo locale veramente
moderno e spregiudicato, il cinema Splendor.
sembrava un ambulatorio dentistico, la
cassa era un tavolo da cucina
e il servizio bar era sempre
aperto, nel senso che se
rra dal bar di fronte te la la
delicato verde rana e al pavimento in marmol
ventotto mostruosi globi purpurei uno accanto
all’altro in una struttura imitante la
catena molecolare. Questi globi però non funz
ionavano mai più di tre alla volta, anzi
quasi a ogni proiezione un globo cominciava
gridava “occhio alla mela”
e tutti trovavano ri
fugio sotto i
sedili. Il globo precipitava esplodendo e il film poteva riprendere.
tutti i cinema seri hanno una maschera, aveva ve
Zorro aiutava la gente a trovare il posto e li
scarpe, almeno per il
primo tempo.
Splendor fu varia,
dovendo accontentare
un po’ tutti. Il primo cartellone era scritto
interamente a mano e, se ben ricordo, era il
Domenica
con Trevor Ovard e Celia Gionson.
icano per tutti.
Guerra azione e
bombardamenti per chi non ne
di Walt Disney
Una delicata fiaba per grandi e piccini.
Maciste contro il Minotauro
Giochi proibiti di ragazze per bene
di Adults Only
minori di 16 anni.
L’apparizione del cartellone suscitò molti e svariati
commenti. I bigotti del paese
dissero che eravamo ormai una succursale di
Sodoma, che la maggior parte di noi
riteneva in provincia di Pa
era moralista ma “ci piaceva la precisione”.
padrone del cinema rispose che era un
porno e c’era il suo nome su moltissime
se Gary Cooper si pronuncia Cóper o Cùper.
e tu come dici, cooperativa o cùperativa?
Il debutto col film sentimentale amer
icano ebbe un grande successo, ma poiché
tere la scena. Così
Breve incontro
durò esattamente
Anche per
Missione disperata
ci fu qualche problema.
tempi non era possibile che sullo sche
rmo apparisse un aereo senza che tutti
bocca. I più famosi rumoris
ti da cinema, allora, erano i
tre fratelli Miti, i quali erano in
grillotalpa. Perciò appena su
llo schermo apparve la squadr
iglia giapponese, dalla sala
e il soffitto e schiantare quattro globi.
Cominciarono a volare bottiglie e sc
Yamamoto dall’ultima fila si alzò tale
uscita, a chi chiedeva com’er
a finito il film, il pubblico
unito rispose “Non lo so ma abbiamo vinto noi.”
Al film del martedì c’era un pubblico mist
molti salumieri e commercianti,
e il film si chiamava “i
Quando Bigattone vide di nuovo i giappone
lo schioppo. Inizialmente la sp
fila dei salumieri volavano pernacchie come
lla volta, il film conquistò tu
shiro Mifune. Seguirono due mesi di
giapponesizzazione della zona.
mortadella i salumieri si esibivano in nu
meri di spada con l’urlo e ce n’era uno,
Maramotti, che cambiò il nome in Maramoto
e obbligò la moglie a mangiare la
fu un grande successo pe
rché in trenta pagarono
dentro a dormire.
Bambi
Maciste
c’era il tutto esaurito. Qualcuno era venuto addirittura
partecipazione allora, e tutte le volte che Ma
macigno metà sala si alzava in piedi,
primo tempo parecchi non ce la facevano più
Il secondo tempo iniziò con la danza
va quanto mai amata dalle no
sottolineata da boati di entusiasmo e tent
ativi di imitazione da parte delle signore
enza assai maggiore de
lla diva, stordirono
Alla scena più importante, l’entrata nell’
antro del Minotauro, non si sentiva volare
una mosca. Quando il mostro
apparve ci fu però una certa delusione. Chi diceva che
Alfredo stesso. Soprattutto non si era
d’accordo sul modo di eliminarlo. Alcuni pr
oponevano il verderame, altri un grosso
amo con esca a granoturco. Quando Macist
e lo fece fuori a randellate, venne
lungamente fischiato perché una be
Il film terminava con Maci
ste che si allontanava a cavallo pronunciando la famosa
mio posto è là.” Il che causò dieci
minuti di applausi e il famoso commento di
che cambiò la storia del nostro paese.
Alle due del pomeriggio già una cinquantina
di uomini si aggiravano nei paraggi del
sul naso nonostante fosse ma
ggio inoltrato. La metà
sa dalle consorti. Ad altr
i nove mancò il coraggio e una
Ha mica visto Enea,
e fuggirono. Di modo che quando
Enea Baruzzi per primo entrò nel cinema, gli
Celso e per ultima la giorna
ancora Bambi e nessuno ebbe il coraggio
cameriera, fioccarono i commenti. L’idrau
film aveva una chiave inglese sbagliata, ma
iniziammo a esprimere il nostro apprezzame
nto con ansiti e sibili potentissimi. Enea
urlava “Via di lì, facci vedere! “ Nonno Celso che avev
1936 e non si ricordava neanche più se era di
tacchino, rimase a bocca aperta con le
faceva il vissuto e diceva che roba così a Roma
sere per strada. La
ente Iris, alla quale Cesari
no chiedeva in continuazione
se era proprio Bambi.
Adesso arriva.
quarant’anni, ogni volta che
Finì il primo tempo, segnalato
da un fittissimo lancio di bi
Quando cominciò il secondo tempo da dentro
al cinema salirono urla disumane e
gente in strada e Ritorna la
barista commentò che, dal
proprio un gran film. E poco dopo, lei e
le altre quattro amiche entrarono dentro.
Dopo un minuto dalla fi
fecero segno agli altri di venire subito perc
hé era roba dell’altr
o mondo. Ed entrarono
i bambini, tanto che il notaio e la sarta democristiana
Don Calimero
Sodoma e Gomorra! Tutto il paese è a vedere il
film porcografico. Sono entrat
i anche le donne e i minori!
Splendor e con orrore sentì provenire
dall’interno una canea di fischi, urla ed escl
amazioni di incitament
o “Vai vai, vai così
che ce la fai”.
Dio mio, cosa è mai di
ventata la mia parrocchia
e si apprestò a sgomberare la sala con i
lacrimogeni.
eando il sacro attrezzo e gridando:
Porci, mi meraviglio di voi! Tutti f
ione di glutei e cosce e...
lo schermo. Da verde divenne bianco
ressione di rapimento gli si dipinse sul volto. Poi con
tutto il fiato che aveva in gola urlò:
tempo, il cinegiornale con la
vittoria di Coppi al giro
d’Italia. Ce lo facemmo
l primo tempo scopa per un’or
a di fila, poi salta in
Le persone non muoiono,
Il bambino col costume blu aveva cammi
spiaggia. Adesso era fermo davanti a quella ca
Non c’erano i giocattoli di Maria in giardino.
bambino si girò allora verso il mare, che
era calmo e viola, e
si mise a sedere.
nsare. La bambina sbucò
disse il bambino, contento.
Lei prese la rincorsa, saltò e atterrò con una scivolata sui talloni, riempiendolo di
Fatto paura, eh, generale Arturo?
Ti avevo visto...
Ma che visto! Ti guardavi intorno ch
e sembravi uno scemo. Facevi così,
E Maria mimò Arturo Perplesso Dava
Stiamo partendo
Stasera. Non vedi? È tutto chiu
Oh, quelli ritorneranno nel giardino della vicina. Sono furbi.
Il bambino si alzò in piedi anche lui, ci
mise con la testa
verticale. Poi ci rinunciò.
Cosa fai, generale Arturo?
di sabbia sembrava un manichino di negozio.
Certo che dobbiamo.
nita. C’è ancora sei giorni
Nel suo di città. È molto stanco. Ieri not
va le gocce. È magro, non pe
sa niente. Era come tener
Il bambino sembrò sovrapensiero. Si scro
llò un po’ di sabbia dai capelli e guardò
per tuo nonno.
Il bambino sorrise.
Io posso non far morire tuo nonno.
Bum!
Ti giuro. L’ho già fatto con mio nonno
l’anno scorso. Gli era venuta la febbre
uto vedermi. Mi
avo per andar via, mi ha ch
si tutto addosso. Lui ha riso e dopo è
portato in montagna e voleva farsi una pa
prima sera. E ha detto
d’acqua che mi ha guarito.
Tu sei tutto matto.
Proviamo
disse il bambino
lasciami provare...
La bambina guardò la casa. Non vide la ma
Andiamo
La casa era buia, tutte le persiane era
ancora una finestra semiaperta. La camera
era piena di valigie, c’era anche l’amaca
ochi di Maria dentro un cesto
pirava regolarmente,
schiocco della gola. Dormiva. Solo, come
cambia il mondo.
Non mi sembra che stia morendo
Non senti che respiro lento?
va a tempo col rumore del mare. Poi
improvvisamente si impennò e il vecchio tossì
forte molte volte. Aprì gli occhi e vide
nella penombra la mag
Generale Arturo
l’ammiraglio?
disse il bambino. Si avvicinò al
Il vecchio faceva odore di panni bagnati.
Per quest’anno le esercitazioni sono
sospese. Ma mi raccomando... tieni il
trando dalle persiane,
la faceva risplendere.
Diglielo
disse il bambino.
chiese il vecchio.
La bambina prese da parte il bambino
de sparire nell’ombra.
così addosso senza dirgli niente...
magari muore dallo spavento.
Non so come dirglielo.
Diglielo.
La bambina tornò vicino al vecchio. Si
toccavano appena terra.
chiese il vecchio.
È andato... a prender
Sai com’è testone il generale.
Il bambino riapparve. Reggeva in mano un boccale da birra pieno di acqua
Sei matto, generale
disse la bambina
quella è l’acqua che dovevamo bere
in viaggio.
bicchiere enorme?
Diglielo
disse il bambino.
disse la bambina
disse il vecchio fingendo di essere spazientito
cosa state tramando alle mie spalle?
equilibrio sul tallone di un piede e la
Arturo... voleva mostrarti i suoi poteri
Io vorrei provare a non farla morire, ammiraglio
disse il bambino
naturalmente se lei è d’accordo.
Il vecchio restò un attimo in silenzio.
Cercò di vedere l’espressione dei due
bambini nella penombra.
E ... come farai?
Oh, è semplice
disse il bambino, avvicinandosi piano piano
versato un bicchier d’acqua addosso a mio
Ed è guarito
disse la bambina
cioè non è sicuro che sia stato Arturo con i
Il vecchio si morse le labbr
vvero i due bambini nella stanza. Faceva
fatica a respirare. Riaprì gli occhi.
per stare sul sicuro...
disse il bambino.
Arturo non fare lo scemo
disse la bambina
devi fare esattamente come
ddosso un boccale da birra così?
Era così.
e... come eri vestito? Che formule magiche
disse il bambino.
Vedi che c’era qual
cosa che mancava?
disse la bambina. Guardò le valigie e
protestò il bambino.
Per il rito è il colore che conta
e poi cosa hai
disse la bambina
non fare il
Reggimi il bicchiere
disse il bambino. La camicia gli arrivava fino alle
ginocchia. Con gli indici si strinse le tempie.
disse la bambina
è importante.
indicò il bambino
perché dall’altra c’era il muro.
Io credo che l’importante
siano i gesti, la formula “bevila
tutta” e soprattutto l’acqua minerale.
Era minerale? Minerale frizzante?
chiese la bambina, puntando il dito sul
una mano sul controschienale. Poi cautament
e ci salì sopra. Il vecchio tossì e il
bambino riuscì a fare in modo che il sobb
bambina. Poi alzò il bicchiere vicino al
viso del vecchio e disse:
col capo. Il bambino versò poco alla
tto del vecchio e si mise
a ridere. Stava finendo di
bagnarlo quando entrarono i genitori della ba
mbina. Spalancarono la finestra e la luce
illuminò la scena.
Il vecchio cercò di dire qualcos
a, ma la tosse glielo impedì.
Il generale Arturo, serissimo, posò il bicchiere sul comodino proprio come
ricordava di averlo messo allora, vicino al bordo.
La bambina corse dalla madr
Forse il nonno non muore

FINALE: IL RACCONTO DELLOSPITE






A questo punto nel bar sotto il mare tutti si voltarono a guardarmi.

auguriamo che lei non vorr
venire meno alla nostra cons
bar sotto il mare deve
raccontare una storia.

Io non conosco molte storie

mi schermii.

Credo che le convenga raccontarla


Cosa intende dire?

Vede, signore

disse il barista

c un solo modo di uscire di qui, e non
usando la porta da cui si entrati.

Allora c unaltra porta?

No

disse il cuoco ridendo.

Ma se non si pu uscire dalla porta da
cui sono entrato e non c unaltra porta,
non potr pi uscire...

Ci sono tanti altri modi

disse il cane nero.

Ad esempio

disse Priscilla

si pu non essere mai entrati...

E se la porta non qui

disse la bionda col vestito rosso

forse da unaltra
parte, baster che lei esca e
trover la porta per uscire.

Oppure la cosa pi semplice

disse il marinaio

che lei gi uscito.
Li guardai uno per uno. Sembrava ch

Ho capito

dissi allimprovviso. E iniziai a
raccontare: Camminavo una notte
in riva al mare di Brigantes, dove le
case sembrano navi affondate, immerse nella
nebbia...

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